Ferrari, la SF25 e la filosofia dei "dettagli": analisi di un flop annunciato

Nonostante l'ottimismo di Vasseur, la stagione 2025 della Ferrari si è chiusa con più dubbi che certezze. Dalla fragilità aerodinamica della vettura alle contraddizioni sulla gestione dello sviluppo: la strada verso la rinascita sembra ancora in salita
Ferrari, la SF25 e la filosofia dei "dettagli": analisi di un flop annunciato

Pubblicato il 14 gennaio 2026, 11:15

Nella conferenza di fine anno, il Team Principal della Scuderia Ferrari F1 Fred Vasseur ha fornito la sua interpretazione sulla disastrosa annata appena conclusa ed esternato le ambizioni per il prossimo futuro che vedrà i tecnici giocare su un tavolo regolamentare totalmente nuovo e particolarmente impegnativo.
Vasseur ci ha tenuto a sottolineare che, in una stagione di alti e bassi, “ogni singolo dettaglio può fare un'enorme differenza”. E che è stata soprattutto una questione di dettagli a inibire la competitività della SF25. Ora, che i dettagli siano fondamentali in questo mestiere non può che trovarci d’accordo, essendo questo un obiettivo che caratterizza da sempre la nostra vita professionale. Riteniamo però che, relativamente all’intero “sistema Ferrari”, quello che è venuto a mancare in questo 2025 sia qualcosa di un po’ più radicale piuttosto che una sola manciata di dettagli…

Vero è che, mai come quest’anno, 1-2 decimi hanno fatto la differenza in qualifica, come ha purtroppo sperimentato più volte Lewis Hamilton. Però sostenere, come ha fatto Vasseur, che ad inizio campionato il gap dalla McLaren fosse minimo e che poi – passata la buriana della squalifica in Cina – la squadra sia stata encomiabile nel riportare la SF25 ad essere competitiva, non ci trova d’accordo. La SF25 non è mai stata competitiva. Da febbraio a dicembre. Né in qualifica, né in gara. Mai. Parlano i dati. E sostenere una vicinanza dai Campioni del Mondo che non ha prodotto i risultati sperati unicamente per una questione di piccoli dettagli è francamente assai discutibile.

 

 

Sfruttare "l'enorme potenziale della SF25"?

C’è poi un altro aspetto curioso nelle dichiarazioni di fine anno del Team Principal francese. Nella prima parte del campionato – pur ammettendo che le cose non andassero come pomposamente preannunciato nella sfavillante giornata di lancio al Castello Sforzesco – Vasseur ha sempre sostenuto che non fosse necessario stravolgere l’approccio, ma che bastasse sfruttare tutto l’enorme potenziale della vettura. Nel finale di stagione abbiamo scoperto che – già ad inizio primavera, dopo solo il 20% del percorso mondiale – è stata effettuata una marcia indietro, fermando lo sviluppo di questa vettura.

Perchè fermarelo sviluppo aerodinamico

Ora, fermare lo sviluppo aerodinamico dopo soli 4-5 Gp può essere stato fatto per motivazioni diverse. Anche opposte. Perché si riteneva che la SF21 avesse un erroredi fondo e che fosse necessaria una revisione talmente radicale del progetto aerodinamico che non ne valesse la pena, per costi e tempi troppo lunghi. Quindi, di fatto, ammettendo l’errore grossolano di aver sbagliato progetto, pur venendo dalle ottime indicazioni del 2024. Oppure perché, all’opposto, non si riteneva che la scarsa competitività della Rossa avesse una motivazione aerodinamica. E la decisione di modificare la sospensione posteriore, minimizzando gli scuotimenti posteriori – riducendo quindi, di fatto, i “danni” fatti da mappature aerodinamiche troppo sensibili alle altezze da terra – potrebbe far propendere per questa motivazione. Una modifica costosa, quella sulla sospensione posteriore, la cui inutilità era facilmente prevedibile già prima di partire col progetto. 

 


Oppure ancora perché si riteneva, presuntuosamente, di essere più che in grado di trovare un set-up vincente con questa configurazione vettura
Ecco, le dichiarazioni di Vasseur lasciano pensare che a Maranello fossero allineati con una di queste ultime due motivazioni. Il che lascia abbastanza basiti, alla luce di come sono andate le cose in questo 2025. Ed anche alzando lo sguardo verso il prossimo futuro…

 

I primi test: emergono i problemi

Allora, parliamoci chiaro. Non ci sono voluti 24 Gp per capire che la SF25 era una vettura pessima. Non diciamo che era chiaro già subito dopo le prime 24 ore di test, ma dopo qualche giorno si era capito perfettamente che la vettura aveva una stabilità molto precaria, nemmeno lontana parente della sorella maggiore. È più che ragionevole ritenere che la SF25 sia stata una vettura estremamente sensibile, dal punto di vista aerodinamico, alle altezze da terra. Molto più della precedente, che era stata abbastanza facile da mettere sui binari su qualsiasi circuito. È ragionevole ritenere che le mappature aerodinamiche alternassero picchi di deportanza notevole a zone di stallo con crollo conseguente del carico. E che il centro di pressione aerodinamica si muovesse avanti e indietro per la vettura facendo variare – curva per curva ed in modo improvviso ed incomprensibile – il bilancio, sinonimo di guidabilità. Insomma, un giro di pista percorso sulle mappe aerodinamiche doveva essere come andare sull’ottovolante.
Capita. È capitato in passato anche alle Rosse – la F92A, per esempio. Capita quando si estremizza la configurazione aerodinamica riducendo, di fatto, la zona di stabilità e rendendo poi estremamente complicata, per non dire impossibile, la messa a punto in pista.

SF25: vettura o toro meccanico? 

Insomma, la SF25 è stata un toro meccanico decisamente scorbutico da domare in giro per la pista che ha sempre messo in estrema difficoltà i piloti – molto di più Hamilton, abituato (bene) a guidare vetture sui binari, piuttosto di Leclerc tendenzialmente più funambolico e propenso a giocarsi dei rischi (a volte anche eccessivi). 
E dopo 24 Gp non crediamo di sbagliarci se affermiamo che i tecnici non ci hanno capito molto, provando a tamponare meccanicamente le criticità aerodinamiche e perdendo spesso la strada di casa nel percorso di ottimizzazione del set-up. Altrimenti non si spiega come mai – a volte, ma peraltro mai quando contava… – il cronometro desse messaggi positivi per poi ricredersi pochi minuti dopo.
L’abbiamo capito piuttosto in fretta che la SF25 non avrebbe ottenuto nulla di buono e, perdipiù, non era nemmeno lontana parente di quella vettura che aveva finito la stagione 2024 giocandosi la vittoria in tutte le gare. Era evidente. Eppure, Vasseur ha passato settimane a spiegare che quella Rossa aveva un grande potenziale che, step by step, andava solamente estratto e massimizzato. Sul finale di stagione ha ammesso una strategia diversa. Vabbè… Ci sono dettagli, ma anche contraddizioni.

Cosa aspettarsi dalla SF26

Ora siamo alla vigilia di una rivoluzione tecnica epocale che toccherà tutti i sottosistemi della vettura.
I tecnici saranno obbligati a dimostrare di dominare la materia, ognuno per il proprio settore di competenza, lavorando in team con la massima coesione. Sarà fondamentale partire con un progetto “sano” per poi evolvere con frequenti ed efficienti pacchetti di sviluppo, nel rispetto del budget cap che costituirà un vincolo molto forte, come giustamente sottolineato da Vasseur. Bisognerà dunque scegliere bene la strada delle evoluzioni per non sprecare tempo e denaro. Saranno fondamentali le competenze tecniche. Ed i dettagli.
Diciamo che quest’ultima stagione sportiva, per quanto riguarda la Ferrari, non ha dato indicazioni particolarmente incoraggianti su nessuno di questi temi… Ma auspichiamo tutti quanti di essere smentiti.
 

 

 

Iscriviti alla newsletter

Le notizie più importanti, tutte le settimane, gratis nella tua mail

Premendo il tasto “Iscriviti ora” dichiaro di aver letto la nostra Privacy Policy e di accettare le Condizioni Generali di Utilizzo dei Siti e di Vendita.

Commenti

Loading

F1 2026, la rivoluzione è un segreto: perché i team si nascondono dietro test blindati

F1 2026: segreti e test blindati. I team si nascondono dietro il silenzio: cosa aspettarsi dalle nuove monoposto prima dell'Australia

Dallo spettro del DRS all'Overtake Mode: come cambieranno i sorpassi in F1?

La FIA manda e in pensione il DRS per introdurre l'aerodinamica attiva e l'Overtake Mode. Analizziamo l'evoluzione dei sorpassi "artificiali" e l'impatto sul vero spettacolo della Formula 1