Norris e la sindrome di Sergio Cammariere

Pubblicato il 14 settembre 2026, 12:57 (Aggiornato il 14 settembre 2026, 12:49)
Norris come Mansell
C’era una volta, quaranta anni fa, un altro pilota britannico, completamente diverso nello stile e nel carattere, da Lando Norris. Si chiamava e si chiama Nigel Mansell. Nel 1984 in Lotus il suo capo Peter Warr disse una frase passata alla storia dei GP: «È più facile che un culo nasca senza buco, che Mansell vinca mai un Gp». A fine anno Mansell passò alla Williams e trovò un ambiente diverso, iniziando a vincere gare e diventando un altro.
Norris il Peter Warr di turno, cattivo e spietato, non l’ha mai incontrato fuori, ma, forse, l’ha trovato nella parte meno costruttiva e più fragile di se stesso. È stato quello, che ha dovuto battere, smentire, smaltire e mettere a tacere, nei mesi e negli anni cruciali in McLaren. Un Peter Warr interiore, anziché anteriore.
Norris in Stella & Brown ha trovato la gente giusta. Quest’anno sa benissimo che non potrà vincere o rivincere un titolo mondiale. Eppure non è un gran guaio, non è una specie di amaro premio di consolazione, come quando al Festival di Sanremo i grandi Mia Martini e Sergio Cammariere vincevano il premio della critica ma non la classifica finale del Festival... No, ad accogliere Lando Norris a ogni circuito, in qualsiasi incontro, in conferenza stampa e perfino su quel benedetto specchio del bagno, - che resta per lui e per tutti noi la bilancia esistenziale più equa e spietata - adesso il #1 trova puntualmente un’immagine luminosa e degna di un campione vero.
La quale non gli consegna l’iride, ma una cosa non meno importante, nella vita di un pilota e, soprattutto, di un uomo. Il Rispetto.
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