Elio De Angelis 40 anni dopo

Scopriamo la celebrazione commovente e ricca di passione da parte del fratello Roberto
Elio De Angelis 40 anni dopo

Mario DonniniMario Donnini

Pubblicato il 12 maggio 2026, 14:37

Questa è una storia di quelle toste e particolari. Tutta sentimenti, cuore e passione. Un romanzo di famiglia, che vede i De Angelis, tutti avvinghiati, in un modo o nell’altro, all’adrenalina del motorsport. Elio su tutti, con 108 Gp disputati tra il 1979 e il 1986 con Shadow, Lotus e Brabham e due vittorie belle pesanti, Austria 1982, l’ultima di Chapman, col volatone contro la Williams di Keke Rosberg, e San Marino 1985, a tavolino, per l’esclusione della McLaren di Prost, sottopeso.

Anno in cui il romano si trova anche leader del mondiale, prima di venir superato causa una Lotus in calo di prestazioni e all’interno del team da un Senna incontenibile e anche fin troppo spinto da Peter Warr. 

Ma il campione romano non è riassumibile in frasine o cifre, bensì in fotoni di lucentezza: veloce, dotato della classe pura al volante, aggressivo ma pulito e poi colto, educato, raffinato, capace di suonare il piano e perfino di comporre, maestro dei savoir vivre a un’età ancora verdissima, eppure così in partita, in the mood, very smart.

Una famiglia nata per correre

E poi la sfortuna, punto. Il crash peggiore, nel giorno maledetto, il 15 maggio 1986, e nel posto sbagliato, al Ricard, con la peggior macchina mai guidata in vita sua, la Brabham Bt55 “Sogliola”, che quel giorno si trasforma in una murena e lo frega, mentre a bordo pista non c’è un livello minimo accettabile di sicurezza. Una storia spezzata. Un meraviglioso romanzo dalle pagine future strappate, che qualcuno per germogliazione spontanea sta piano piano proseguendo sulle pagine d’un suo ideale diario.

In principio i De Angelis nelle corse erano tanti. Prima papà Giulio, dirottato big della motonautica, quindi i tre figli kartisti, Elio, classe 1958, Roberto, classe 1959 e Andrea, classe 1962, con Fabiana, classe 1966 a bordo pista a tifar per loro. Insomma, una nidiata da favola, con Elio e Roberto campioni italiani kart in seconda e terza categoria, nel ’74 anno in cui impera Gabbiani.

Il silenzio dopo il dolore

Poi Elio sfonda e Roberto smette, quando ha 18 anni. E smette ancora di più proprio alla scomparsa del fratello, come comprensibile reazione istintiva, anche se papà Giulio gli dice: «Roberto, adesso potresti tornare tu, perché manca davvero un De Angelis nel motorsport...». « - commenta ora Roberto stesso - sembra incredibile che nostro padre abbia detto una cosa del genere ma lo ha fatto solo perché tanta era la sua passione, da far diventare una frase, apparentemente tutta da decifrare, una semplice e infinita dichiarazione d’amore della nostra famiglia per i motori, malgrado la sfortuna terribile patita da Elio...».

L’ultimo portabandiera dei De Angelis

Il resto sembra una via di mezzo tra una storia dolce e le strane strade che prende la vita quando fa nascere pian piano un piccolo fiore sopra un fatto brutto... «A un certo punto, dopo trent’anni di lontananza dall’idea stessa del mondo racing, mi riavvicino. Accade a Potenza Picenza, un bel fine settimana vissuto nel ricordo di Elio... La cosa piace alla famiglia, c’era anche la mamma, e vado avanti, partecipando ad eventi per ricordare mio fratello, fino a frequentare attivamente le varie presentazioni del libro scritto su Elio dal bravissimo Gian Luca Teodori.

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