Rally Corsica 1986: Toivonen, Cresto e la fine delle Gruppo B

Sono passati 40 anni dal 2 maggio 1986, data fatale a Henri Toivonen e Sergio Cresto al Tour de Corse sulla Lancia Delta: l'ennesimo incidente porrà fine alle Gruppo B
Rally Corsica 1986: Toivonen, Cresto e la fine delle Gruppo B
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Matteo NovembriniMatteo Novembrini

Pubblicato il 2 maggio 2026, 11:31 (Aggiornato il 2 maggio 2026, 10:05)

Ancora oggi, li chiamano i "Mostri" Perché erano mostruosamente belle, mostruosamente veloci, mostruosamente pericolose. Erano le Gruppo B dei Rally, di un Mondiale che forse mai come allora si stava cullando in un'epoca dorata. Ma come femme fatale, erano belle e maledette, quelle auto che sapevano portarti in paradiso ed un istante dopo dritto all'inferno. È la storia di quel che fu nei traversi, una storia che visse un punto di non ritorno esattamente 40 anni fa, il 2 maggio 1986: il giorno della scomparsa di Henri Toivonen e Sergio Cresto, a bordo della Lancia Delta nei colori Martini.

L'escalation

Nei primi di maggio il sole della Corsica inizia a farsi forte, rendendo l'isola calda ed accogliente, accompagnata dagli squarci di verde e di blu là in mezzo al Mediterraneo. Il contesto ideale per godersi dei rally, o almeno così sarebbe dovuto essere in una stagione che ammicca all'estate ed in una corsa sempre stupenda a livello di atmosfera. Ma non quella volta, non quell'anno: perché la Corsica fu fatale ad Henri Toivonen e Sergio Cresto, vittime dell'incidente che pose fine alla cavalcata delle Gruppo B.

Si era superato il limite della pericolosità: un anno prima, sempre al Tour de Corse, era toccato purtroppo a Bettega perire mentre faceva ciò che più amava. Ed un altro disastro c'era stato in Portogallo, circa due mesi prima: incidente di Joaquim Santos che finisce sulla folla, 3 morti e 40 feriti. No, era troppo: e allora, con Toivonen e Cresto, se ne sarebbero andate per sempre anche quelle mitologiche, stupende e fatali vettura del Gruppo B, abolite alla fine del 1986.

Una premonizione

Correvano veloci, Henri e Sergio. Coetanei, trentenni, convinti che il meglio dovesse ancora venire. Era giovani, forti, veloci: il futuro sorrideva, ma con uno specchio d'ombra. Al punto che Sergio, vai a sapere perché, improvvisò in un bar il suo testamento. Poche righe, giusto per ringraziare i suoi genitori di avergli fatto fare ciò che amava e per chiedere loro scusa del dolore che avrebbe loro arrecato: una premonizione.

E chissà che pensò invece il papà di Henri, Pauli: ex rallysta nonché campione europeo, aveva spinto il figlio verso i traversi anziché verso i circuiti, primo amore di Henri, convinto che le piste fossero più pericolose di asfalti in città, sterrati o strade innevate. Avrebbe voluto correre in pista, Henri, ma era un campione nei rally: vinse tre gare e ne avrebbe vinte molto di più, a cominciare da quel Tour de Corse che stava dominando, prima dell'incidente. Volavano, Toivonen e Cresto, su quella Delta imprendibile in quella giornata: ma erano bare a quattro ruote quelle vetture, sofisticate e cristalline, a cui bastava un attimo per portarti dal paradiso all'inferno.

Addio alle Gruppo B

L'inferno si materializzò alla speciale numero 18. Chilometro 7, una sinistrorsa: errore del pilota? Una ruota passata dove non doveva? Un malore del pilota? L'opinione pubblica passò in rassegna anche questa ipotesi, quella di un Toivonen influenzato e imbottito di medicinali, ipotesi peraltro mai confermata nemmeno dalla Lancia di Cesare Fiorio.

Come fu o come non fu, l'uscita di strada, il botto, il fuoco che divampa all'istante. Biasion e Siviero, loro compagni di squadra e chiamati a spingere un minuto dopo di loro, videro salire del fumo nero, poi capirono ciò che in un primo istante non avevano voluto nemmeno pensare. Era la fine, purtroppo, delle carriere e della vita di Henri Toivonen e Sergio Cresto. Era la fine di quelle incantevoli, funeste e malinconiche Gruppo B

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