Temi caldi
Zanardi, il ricordo di un uomo inimitabile: eroe, ma soprattutto esempio

Pubblicato il 2 maggio 2026, 11:12 (Aggiornato il 2 maggio 2026, 10:02)
Chissà per quante foto si era prestato, Alex Zanardi in vita sua. E chissà quanti autografi, quanti sorrisi aveva concesso. Oggi, chi avesse avuto la fortuna di avere una fotografia od un pezzo di carta con su scritto il suo nome, magari con dedica, si rigira tra le mani quello scatto, quella firma e fa fatica a credere che sia di una persona che non c'è più.
Un campione straordinario
È un silenzio che diventa assordante, quello di Alex Zanardi. Un silenzio assordante dopo essere stato per tanti, troppi anni angosciante, un silenzio doloroso e figlio di quel maledetto incidente in handbike. Era una staffetta di beneficenza e stava affrontando le zone toscane intorno a Pienza, quando è arrivato il buio. Un buio che lui aveva già saputo superare chissà quante volte.
Non solo dopo il botto del Lausitzring, che lo fece svegliare una mattina senza arti inferiori; ma il buio che sarebbe potuto inevitabilmente calare sull'animo di una persona abituata ad affrontare la vita a trecento all'ora, salvo poi riscoprirsi impossibilitata ad avere non solo una vita da pilota, bensì una vita "normale". Forse però ha ragione quel film, che dice: "Le vite normali non esistono".
Perché ognuno di vita ha la sua, e l'affronta, la dipinge, la vive come vuole: Alex Zanardi invece ha avuto la forza di riscriverla da capo, puntando su una forza d'animo fuori dall'ordinario e su una voglia di vita che sapeva cogliere il bello anche se c'erano tanti motivi per soffermarsi sul brutto.
La forza di rialzarsi e dell'autoironia
Lui però non era così. Nello sport come nella vita. In vita sua non si fece abbattere dalla prima esperienza in F1, non si fece abbattere dalla seconda ed ultima esperienza in Formula 1, divise da quella straordinaria cavalcata in Champ Car, dove fu re per due volte. Divenne mito in America, Alex: e divenne mito nel mondo dopo essere ripartito dopo Lausitzring 2001, la gara che gli costò le gambe e la carriera in automobile. Lui però ebbe la forza di rialzarsi, con una frase che mette i brividi: "Quando mi sono svegliato, ho pensato alla parte del corpo che mi era rimasta e non a quella che non avevo più".
Su quell'handicap riuscì addirittura a scherzare, come solo i grandi sanno fare: memorabile quell'edizione dei Caschi d'Oro di Autosprint dopo l'incidente, una scena che fece venire gli occhi lucidi persino a Michael Schumacher: Alex che si alza sulla carrozzina negli applausi e nella commozione generale, poi prende la parola e dice, con la sua inconfondibile voce: "Sono così emozionato che mi tremano le gambe".
Eroe? No, esempio
Ecco, Alex Zanardi era così. E quella forza se l'è portata nella sua seconda, ma forse dovremmo dire terza o quarta vita, perché di vite ne ha vissute tantissime al punto da perderne il conto. E' stato pilota, è stato puntuale conduttore TV, è stata voce per un film Pixar, è stato personaggio pubblico, è stato inenarrabile campione paralimpico, dove la sua vena competitiva aveva trovato sfogo dopo l'automobilismo. Ma è stato, sopra ad ogni cosa, un riferimento per chi ha vissuto ed ha dovuto scontrarsi con eventi come i suoi: è facile definirlo eroe, ma forse è più bello definirlo esempio. Perché lo rende più umano, lui che era un fuoriclasse dell'umanità. Non perse il sorriso, la spinta vitale, la generosità.
Da campione ristretto alle quattro ruote, divenne il campione di tutti, di quelli che piacciono anche a nonne e nipoti. Alex Zanardi è stato il sorpasso a Laguna Seca, è stato la resurrezione dopo il Lausitzring, è stato una mitragliata di medaglie alle Paralimpiadi. E' stato, soprattutto, campione di umanità: un'umanità rara, che diventa mito pur restando umile. Quell'umiltà dei grandi, che diventano ispirazione senza mai sforzarsi per esserlo. Una storia così, meritava un finale diverso ed una trama più lunga di questi 59 anni (sarebbero stati 60 ad ottobre), che sembrano sempre troppo pochi al cospetto di un Uomo così. Ciao Alex, è stato bello. E quando racconteremo la tua storia, brillante e inimitabile, la frase più bella sarà forse quella presa dal titolo del tuo libro: "Però, Zanardi da Castel Maggiore!".
Iscriviti alla newsletter
Le notizie più importanti, tutte le settimane, gratis nella tua mail
Commenti
Loading
