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BMW, doppietta storica: una vittoria di lotta, azzardo e gioco di squadra

Pubblicato il 10 maggio 2026, 10:43
Velocità, bravura, azzardo ed un pizzico di fortuna. La ricetta può essere semplice per fare la storia, riconoscendo che ogni ingrediente è fondamentale per raggiungere l'obiettivo. Ci è riuscita questa BMW che ha sorpreso, vinto e fatto la storia ad una 6 Ore di Spa per lei indimenticabile. Perché è il sabato delle prime volte: la prima di BMW nel WEC, la prima della M Hybrid V8, la prima per Frijns, Rast e van der Linde. La prima doppietta, nonché la prima per il Team WRT, la scuderia cui BMW si appoggia: per loro, è a tutti gli effetti una vittoria nella tappa di casa.
A Le Mans con un nuovo spirito
Miglior biglietto da visita, non potevano offrirlo. Perché Spa è una tappa stupenda, magica, forse unica; ma nel Mondiale Endurance è comunque la gara che precede la 24 Ore di Le Mans, e vincere alla 6 Ore di Spa significa andare in Francia con addosso un'etichetta particolare. Stavolta toccherà alla BMW, recarsi nella Loira con qualche sguardo in più addosso. Ma lo farà volentieri, lo farà con lo sguardo di chi finalmente si è tolto un peso di dosso.
E' stata un'avventura partita da Daytona 2023, la loro. Perché quando è stato il momento di fare il grande passo, non ci sono stati dubbi: strada delle LMDh, doppio impegni tra IMSA e WEC. Anzi, è stata proprio l'America a garantire un anno di svezzamento a questa Hypercar, che di tedesco ha principalmente il motore: perché è il P66/3, un V8 turbocompresso a dare il tocco di teutonicità che si appoggia alla Dallara per quanto riguarda il telaio e che ha un'anima belga a portarla in pista. E' l'anima del Team WRT, una squadra che si è tolta la grande, enorme soddisfazione di vincere in casa. E le Ardenne non sono una tappa qualunque, per chi subisce il fascino delle grandi piste. Ci sono voluti 18 tentativi per fare finalmente centro nel WEC, per mettere a segno un successo che dà un senso ad un progetto che finora era sempre stato un po' troppo in ombra, capace di brillare sporadicamente con qualche podio ma mai con una giornata da protagonista assoluto. Quella giornata è arrivata, peraltro nella giornata in cui era anche più complicato pronosticarlo: le due BMW partivano in decima e undicesima posizione, ed era difficile immaginare una giornata del genere.
Lotta, azzardo e lavoro di squadra
La BMW invece ha azzardato, lottato, sorpreso. Ha diversificato la strategia, con quel pit-stop breve dopo un'ora di gara: con la n.20 la sosta è stata rapida, smarcandosi dalle altre e mettendosi in una posizione simile a quella della Toyota n.8. Con una differenza sostanziale, quel 15% che ha fatto la differenza con la safety car chiamata in causa per il ko di Pier Guidi: rispetto ai giapponesi ha potuto attendere in comodità la VSC ed è stata una differenza decisiva. La n.15, invece, ha ricostruito una corsa che sembrava distrutta dopo il contatto a Les Combes con la Ferrari di Calado.
Il resto, è stata lotta e buonsenso. Buonsenso perché, per due volte, a Magnussen è stato ricordato che la vettura gemella davanti alle ripartenze non era un obiettivo da raggiungere, ma un compagno da proteggere. C'era Frijns, a bordo di quella vettura, e Kevin ha eseguito da uomo squadra; anzi ha fatto di più, rintuzzando gli attacchi di un Antonio Fuoco che ha avuto il fegato di correre dei rischi, in un duello appassionante. Magnussen è pilota aggressivo, combattivo, a volte maldestro; ma non stavolta contro una Ferrari da respingere ed un'altra BMW da proteggere.
In testa al mondiale
E dunque eccoci qui, a raccontare di una BMW divenuta finalmente protagonista. C'è voluto del tempo, ma come tutte le belle cose questo tempo ora sembra trovare un senso, dare una spiegazione ad un'attesa passata attraverso un joker di sviluppo speso benissimo, per aggiornare principalmente l'aerodinamica e dare più guidabilità e costanza di rendimento. E questo, ora, è un deja vu con Montréal 2008, giorno della prima ed unica vittoria in F1 (con Robert Kubica): anche allora era la prima, anche allora fu doppietta, anche allora la BMW si ritrovò davanti nella classifica Piloti. Oggi invece una BMW guida anche la classifica Costruttori, un bel biglietto da visita per quella Le Mans vinta per la prima e ultima volta nel 1999. Chissà che in Francia, tra un mese circa, la casa bavarese non possa fare la storia: sembra impensabile, ma del resto sembrava impensabile anche questa doppietta. Eppure...
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