ATM, intervista al CEO Giovanni Delfino

Parliamo di ATM, Autotecnica Motori, recentemente scelta da McLaren Racing come partner per lo sviluppo del motore della vettura che affronterà il WEC nel 2027
ATM, intervista al CEO Giovanni Delfino

Roberto CecereRoberto Cecere

Pubblicato il 22 aprile 2026, 15:52 (Aggiornato il 22 aprile 2026, 15:07)

Che idea ti sei fatto in merito alle Power Unit di seconda generazione della Formula 1? 

"Spesso è necessario del tempo per metabolizzare le modifiche regolamentari e gli americani sono maestri nella spettacolarizzazione massima dei più grandi eventi. Tuttavia, credo che non ci si possa abituare all’attuale quadro normativo perché contraddice la natura stessa della Formula 1: la classe regina è tale in quanto da sempre mira all'esasperazione della prestazione. Anche per gli ingegneri penso non sia così sfidante e motivante fare questo tipo di prodotto. 

Penso al nostro caso: siamo un'azienda che produce motori termici che da diversi anni si è strutturata per lavorare in combinazione al mondo ibrido, ma senza mai perdere quella natura che ci porta sempre a estrarre il massimo della prestazione e senza snaturare il propulsore durante il suo utilizzo.

La Formula 1 è da sempre l'esasperazione della ricerca della prestazione, mentre quella che vediamo oggi è una Formula 1 che rischia di privilegiare la strategia rispetto alla ricerca della prestazione. A mio avviso la proporzione corretta potrebbe essere 80% di potenza termica e 20% di potenza elettrica, che non darà mai luogo a quei fenomeni di improvviso calo della prestazione e di mancanza di energia a cui stiamo assistendo".

Le vibrazioni al propulsore Honda erano riscontrabili già al banco? 

"Generalmente si riscontrano già al banco. Nel corso dello sviluppo di un motore si parte dalle calibrazioni e dalla linearizzazione di tutta la sensoristica, questo per fare in modo che il motore possa cominciare a girare e a portare carichi per poi sviluppare le mappature. In queste fasi si correda il motore di accelerometri che rilevano anche le vibrazioni, per essere certi di poterle misurare fin da queste prime fasi al banco. Mano a mano che procede il lavoro in sala prove poi, le vibrazioni si scaricano sulla componentistica del banco e spesso e volentieri si verificano di rotture agli impianti, piuttosto che alla struttura stessa del banco.

Sicuramente la complessità dei progetti Formula 1 porta con sè diversi aspetti di criticità, difficili da intuire e da valutare a meno di essere direttamente coinvolti, ma la variabile vibrazioni è sempre un aspetto cruciale e in questi casi è alta la probabilità che non siano sufficienti i prodotti o gli interventi post produzione per smorzare un tipo di vibrazione che è spesso connaturata con le geometrie del motore. Non di rado l’omologazione di un nuovo propulsore rimane l’unica via per risolvere completamente questo genere di problematiche".

(3/3).

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