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Ricciardo: "Il mio rientro in gara? Mai dire mai. Non so come mi sentirò fra qualche anno"

Chiara Rainis
Pubblicato il 11 maggio 2026, 10:35
Daniel Ricciardo è stato certamente uno dei piloti di F1 più apprezzati del suo periodo. Al di là dello stile di guida e del modo particolare di affrontare i sorpassi, sempre al limite, ma mai scorretti, l’australiano ha presto saputo conquistare il cuore di paddock e tifosi grazie ad un atteggiamento all’insegna del sorriso e della simpatia.
Amato dunque su più livelli sin dal suo esordio con la HRT nel 2011, è stato però abbandonato non appena ha cominciato a vacillare. Il divorzio dalla Red Bull avvenuto al termine dell’annata 2018 e vissuto dal talent scout della scuderia di Milton Keynes Helmut Marko come un affronto, ha di fatto segnato la fine della sua parentesi positiva nel Circus, caratterizzata da 8 successi di gara, 32 podi, 3 pole position e 2 terzi posti nella classifica generale ottenuti nel 2014 e nel 2016.
Da allora è stato un continuo calando sotto il profilo delle prestazioni tanto da essere trattato quasi come un peso da Renault e McLaren che successivamente lo avrebbero schierato, ciascuna per due stagioni. Richiamato dal gruppo Red Bull nel 2023 nelle vesti di terzo pilota dell’Alpha Tauri, ora Racing Bulls, ha partecipato ad alcuni round in sostituzione di Nyck De Vries, ma successivamente alla conferma per il campionato 2024 ha dovuto subire l’onta del licenziamento per scarso rendimento ad appuntamento di Singapore appena concluso e sostituito dal giovane Liam Lawson.
Ricciardo verso il rientro? Le sue parole sul possibile ritorno
Uscito dalla massima serie senza rimpianti da parte di alcuno, l’oggi 36enne è completamente sparito dai radar delle competizioni. Tornato nella sua Australia e dedito perlopiù alla produzione di vini, intervenuto nei giorni scorsi al podcast Speed Street ha parlato anche di un ipotetico ripensamento alla pensione.
“A fine carriera mi sono chiesto perché amassi correre e a quel punto ho preferito allontanarmi per un po’. Frequentare un altro genere di gare, però,mi ha però aiutati a ricostruire una relazione sana”, ha spiegato a proposito del suo ruolo di spettatore del dietro alle quinte di molte competizioni americane.
Questo ritorno di fiamma potrebbe portare il driver di Perth a rimettersi alla guida. “Mai dire mai. Per adesso mi piace non gareggiare e semplicemente godermi le piccole cose della vita senza essere su un palcoscenico”, ha dichiarato.
“Detto ciò, non so come mi sentirò tra tre o cinque anni. Dovessi rientrare, comunque, lo farei per divertimento e non per mettermi alla caccia di qualche titolo. Personalmente non sento il bisogno di stringere un trofeo. Si tratta di cercare un equilibrio. Avere degli obiettivi è ciò che ti fa svegliare al mattino, ma allo stesso tempo, questo, ti fa godere di meno di ciò che fai”, la chiosa filosofica che fa presagire che molto difficilmente rivedremo Ricciardo in F1 o in qualche Mondiale, almeno a stretto giro.
Sembra chiaro che un po’ come Nico Rosberg, uscito dal "ring" delle auto nel 2016 e mai più della partita, pure Dani non sia particolarmante ansioso di rimettersi casco e tuta. Non così invece, era stato per Mark Webber, passato al WEC nel 2014 fino al 2016 con tanto di trionfo mondiale nel 2015 dopo lo strappo con la solita Red Bull, allora a trazione Vettel, nel 2013, per Kimi Raikkonen, trasferitosi nel WRC nel 2009 e poi tornato nel Circus alla Lotus nel 2012 per affrontare ancora dieci stagioni, o ancora per Fernando Alonso, fuori dalla F1 nel 2018 e poi girovago tra IndyCar, Dakar e WEC, prima del rientro a casa nel 2021 dove ancora dà battaglia con la difficile Aston Martin.
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