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Circuito GP del Messico: perché è così particolare?
Scopriamo le caratteristiche della gara di Città del Messico, e le novità sui test per le Pirelli 2025

Pubblicato il 23 ottobre 2024, 21:03 (Aggiornato il 25 ott 2024 alle 20:43)
Il circuito dedicato alla memoria dei fratelli Rodriguez è un tracciato unico, perché si trova addirittura a oltre 2200 metri sul livello del mare (2238, per la precisione). E' il tracciato più in altura di tutto il campionato, e questo ha ovviamente ripercussioni su aerodinamica e motore, perché a quella quota l'aria è molto più rarefatta.
Con aria meno densa si fa più fatica a sviluppare carico verticale, ed al tempo stesso si ha meno resistenza all'avanzamento. E' il motivo per cui in Messico si va con assetti da altissimo carico: a parità di assetto se ne sviluppa molto di più su una pista che sorge esattamente sul livello del mare piuttosto che su una in altura, per cui serve il massimo della deportanza possibile, a maggior ragione perché sul dritto appunto questo carico non si paga. La particolarità è che si corre con assetti molto carichi degni di Monaco o Singapore, ma alla fine il carico che si riesce a sviluppare è più o meno sui livelli di quello che si porta in pista a Monza con i pacchetti più a basso carico di tutto il campionato.
Sviluppare meno carico significa avere ripercussioni sulle gomme, che possono fare fatica ad andare in temperatura e così scivolare, innescando un circolo vizioso dannoso: importante trovare una buona quadra, anche a livello sospensivo, per fare lavorare bene le gomme nelle curve lente del tracciato messicano, quasi tutto "stop and go".
L'aria così rarefatta impone accorgimenti specifici anche per il motore, che ovviamente con aria meno densa fa molto più fatica a respirare (altro motivo per cui sulla carrozzeria delle vetture possono comparire sfoghi degni delle piste più calde della stagione). Così come per i freni, anche per i motori infatti si complica la capacità di raffreddamento. Più stressato di tutti sarà il turbo, chiamato a girare più rapidamente per garantire la stessa potenza, e per riuscirci sarà "aiutato" dall'MGU-H, il quale sarà costretto a sopperire a questa mancanza fornendo più energia del solito al turbo proprio per permettere a quest'ultimo di raggiungere le rotazioni richieste.
Perché le FP2 in Messico saranno di 90 minuti anziché 60?
Perché ci sarà quello che Pirelli chiama "in-competition test". Ovvero, una sorta di prova generale all'interno di un weekend di gara, che in questo caso specifico servirà per affinare il prodotto del 2025.
A Città del Messico la Pirelli porterà le tre mescole più morbide della gamma, ovvero C3, C4 e C5, ma porterà anche le gomme per il prossimo campionato, sempre delle mescole più morbide. E' per questo motivo che le libere due dureranno mezz'ora più del solito, in modo da approfondire la conoscenza e la raccolta dati per i pneumatici della prossima stagione. Il prodotto è ormai in fase di definizione, servono solo gli ultimi affinamenti prima di deliberare totalmente le gomme del 2025.
Ottobre è stato un mese intenso per i tecnici Pirelli, che hanno lavorato sodo per ultimare il progetto per il prossimo campionato. Dopo aver lavorato sulle gomme Intermedie e Full Wet ad inizio mese a Magny-Cours (dove di acqua ce n'era pure troppa, tanto che si è girato poco), la settimana successiva la casa milanese si era spostata al Mugello, dove ha lavorato sia in chiave 2025 che 2026, con una mule car McLaren. Ora eccoci al banco prova generale, ovvero il test direttamente in un weekend di gara con gomme date a tutte le squadre: in un certo senso, è già 2025.
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