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Miami, alla fine, che Formula 1 ha mostrato? "Speriamo di liberarci della batteria"

Pubblicato il 5 maggio 2026, 15:26
Esagera Toto Wolff quando, dopo lo spettacolo prodotto dalla gara di Miami, consiglia di “andare a nascondersi” ai critici della Formula 1 vista fino a Suzuka. Basterebbe ascoltare i commenti dei piloti per registrare una situazione solo in parte migliorata, senza contare che saranno altri i circuiti in grado di esporre, nuovamente, tutti i limiti delle power unit in materia di gestione dell’energia. Barcellona, Silverstone, Zeltweg, Spa, per intenderci.
Insomma, a Miami è andata in scena una gara combattuta, ricca di colpi di scena, con le manovre di sorpasso di Verstappen e i cambi di posizione al vertice ad animare il ritorno in pista del campionato. Meglio di quanto non avesse offerto Suzuka? Di gran lunga ma con un effetto legato alla tipologia di circuito che non può essere tralasciato.
Abbiamo assistito ancora al calo della velocità nella parte finale dei rettilinei, alla differenza che fa l’uso dell’energia in zone del circuito “alternative” e il dazio che si paga subito dopo. La manovra di Verstappen ai danni di Leclerc all’esterno di curva 4, per intenderci. Va così la Formula 1 del 2026 e per applicare correttivi più ampi servirà tempo e, non meno importante, il consenso di tutte le parti in causa.
Montreal esporrà di nuovo la fame d'energia?
Ascoltando le parole dei due piloti McLaren, voci non isolate e con valutazioni simili fatte da altri, Piastri ha definito le “gare fondamentalmente identiche”, mentre Norris ha sottolineato come “sia un piccolo passo nella giusta direzione ma non al livello a cui dovrebbe trovarsi la Formula 1”.
In sintesi: avanti così, raccogliendo gare divertenti e da interpretare in quel che accade in pista, con la convinzione, piuttosto radicata, che siamo lontanissimi dalla categoria in grado di attaccare i curvoni alle velocità a cui ci ha abituato in passato.
Il prossimo appuntamento vedrà protagonista Montreal e i suoi quattro rettilinei, interrotti da frenate molto decise. Sulla carta è un terreno minato, buono per sottolineare ancora una volta la diminuzione della velocità nella parte finale dei rettilinei e, con essa, aprire la forbice tra le power unit migliori sul recupero dell’energia e quelle in deficit di potenza.
In gara non è cambiato nulla
“Ridurre l’energia recuperabile in qualifica ha aiutato un po’ ma non ha risolto il problema o tutti i problemi. È stato d’aiuto. Le gare sono rimaste fondamentalmente le stesse e oggi è stata la mia prima, vera, occasione nella quale ho battagliato con altri piloti e ho dovuto difendermi.
Sinceramente, è stato qualcosa di folle. A un certo punto George era un secondo dietro ed è riuscito a superarmi al termine del rettilineo”, le parole di Piastri nel dopo gara di Miami. “Questa cosa avviene in modo del tutto ‘casuale’, le velocità di avvicinamento sono enormi ed è difficilissimo provare ad anticipare le manovre dalla posizione del pilota che deve difendersi.
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