Red Bull vuole tenersi stretta Racing Bulls

La scuderia di Milton Keynes avrebbe rifiutato un'offerta miliardaria per l'acquisto del suo team satellite
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Red Bull vuole tenersi stretta Racing Bulls
© Getty Images

Lorenzo LucidiLorenzo Lucidi

Pubblicato il 23 luglio 2026, 12:47

In principio era Toro Rosso, poi è diventata AlphaTauri e alla fine Racing Bulls. Tanti cambi di nome per un’identità che, di fatto, è rimasta sempre la stessa. La squadra di Faenza, nata dalle ceneri della Minardi, dal 2006 rappresenta un asset fondamentale per la Red Bull, che l’ha usata per far crescere tutti i suoi piloti di punta. Attraverso la squadra italiana sono passati infatti Sebastian Vettel, Daniel Ricciardo e Max Verstappen, ma anche Carlos Sainz, Pierre Gasly, Alex Albon e molti altri.

Protagonista finora di un’ottima stagione 2026, Racing Bulls sarebbe stata di recente al centro di un tentativo di acquisto da parte di una cordata di investitori, i quali avrebbero ricevuto un “no” secco dalla casa madre guidata da Oliver Mintzlaff.

Tre miliardi per Racing Bulls? No, grazie

L’indiscrezione relativa al tentativo di acquisto di Racing Bulls arriva da oltremanica, riportata dal Times. Secondo l'autorevole quotidiano britannico, Red Bull avrebbe ricevuto un’offerta di ben tre miliardi di dollari per la scuderia faentina, proveniente da una cordata di investitori guidata da Andrew Harriott e Dean Attew e sostenuta da fondi d’investimento con sede ad Abu Dhabi.
Attew, in particolare, è un profondo conoscitore dell’ambiente Formula 1, in quanto in passato aveva ricoperto il ruolo di consulente di Bernie Ecclestone, e la sua presenza in questa operazione ne dimostra tutta la serietà.

Tuttavia, la generosa offerta è stata rispedita al mittente dalla Red Bull, che non pare quindi intenzionata a cedere il suo team satellite, a prescindere dal denaro messo sul piatto. La squadra di Faenza è infatti una parte integrante del sistema Red Bull in Formula 1, in quando permette di condividere gli investimenti – ad esempio con la nuova power unit Ford – e soprattutto costituisce una rampa di lancio per i tanti talenti usciti dal programma junior e che difficilmente troverebbero spazio nella scuderia madre.

Una Formula 1 sempre più di valore

Sebbene conclusa con un nulla di fatto, l’intera vicenda mostra inequivocabilmente come la Formula 1 stia vivendo un momento di crescita non solo a livello di pubblico, ma anche dal punto di vista economico. Forbes, al termine dello scorso anno, aveva pubblicato una classifica del valore stimato delle dieci scuderie del Mondiale, rivelando cifre in netta crescita con Ferrari valutata 6,5 miliardi di dollari seguita da Mercedes a quota 6 miliardi e McLaren quasi alla pari con Red Bull rispettivamente a 4,4 e 4,35 miliardi di dollari. In tale stima, Racing Bulls penultima in classifica, con un valore valutato in 2,3 miliardi di dollari.

Una cifra ben inferiore ai tre miliardi che secondo il Times sarebbe stata offerta da Harriott e Attew per il suo acquisto. In uno scenario ancora in grande mobilità dopo l’ingresso di Cadillac, Audi e Ford, la F1 sta diventando sempre più appetibile ai grandi investitori, ed è facile immaginare che questi numeri siano destinati a crescere ulteriormente nel prossimo futuro.

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