Austria 1984, quando Lauda vinse contro il caos

Niki Lauda trionfò a Spielberg nel 1984 con la McLaren, diventando il primo e unico pilota a vincere il Gran Premio d'Austria in casa in una gara memorabile
Austria 1984, quando Lauda vinse contro il caos
© McLaren Media

Ilaria ToscanoIlaria Toscano

Pubblicato il 22 giugno 2026, 14:51

C’è un motivo per cui il Gran Premio d’Austria continua a occupare un posto speciale nel calendario della Formula 1. Non è solo il paesaggio del Red Bull Ring, non sono solo i rettilinei corti e le frenate violente che comprimono il gruppo. È che in Austria, spesso, succede qualcosa che sembra scritto troppo bene per essere vero.

Se oggi il paddock torna a Spielberg per uno dei weekend più attesi della stagione, vale la pena fermarsi per un momento e tornare al 1984. Non al duello mondiale, non ai numeri. A una gara che iniziò nel caos e finì con uno dei successi più “alla Lauda” della storia.

Una partenza "sbagliata"

Il Gran Premio d’Austria del 1984 avrebbe dovuto essere una normale tappa estiva del Mondiale. Invece, già allo spegnimento dei semafori, tutto andò storto.

In griglia alcune monoposto erano rimaste ferme. La direzione gara cercò di interrompere la procedura di partenza ma, a causa di un problema tecnico, il segnale verde arrivò comunque. Alcuni piloti scattarono, altri rimasero immobili.

Per qualche secondo il gruppo si trovò in una situazione surreale: auto in accelerazione, altre ferme, commissari costretti a reagire in fretta.

La direzione decise di sventolare la bandiera rossa e ricominciare la gara.

Lauda entra in scena

Alla ripartenza, però, entrò in scena lui.

Niki Lauda correva davanti al suo pubblico. Il tre volte campione del mondo non era più il pilota aggressivo degli inizi: era diventato il professore della gestione gara, dell’efficienza, del fare esattamente quello che serviva al momento giusto.

E quella domenica la sua esperienza fu fondamentale.

Lauda prese il comando con la sua McLaren, ma poco dopo iniziò ad avere problemi al cambio. Perse addirittura la quarta marcia.

In un circuito che vive di accelerazioni e rilanci sembrava la fine.

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