Laura Winter e il ritorno in Formula 1 da mamma

La giornalista e presentatrice di F1TV ha raccontato come la Formula 1 ha sostenuto il suo rientro da mamma, con uno spazio dedicato nel paddock
Laura Winter e il ritorno in Formula 1 da mamma
© Instagram Stories @lauracwinter

Debora FigoliDebora Figoli

Pubblicato il 4 giugno 2026, 13:43

Non esiste un'età minima per assistere a un Gran Premio di Formula 1. Al di sotto di una certa soglia anagrafica, generalmente intorno ai 15 anni, è richiesta la presenza di un adulto accompagnatore, ma non esiste un vero e proprio limite che impedisca ai più piccoli di vivere l'atmosfera della pista.

Nelle ultime settimane, però, il paddock della Formula 1 ha accolto un ospite davvero speciale grazie a una situazione che fino a poco tempo fa sarebbe stata difficile da immaginare.

La protagonista è Laura Winter, giornalista e presentatrice di F1TV, diventata mamma da pochi mesi e già tornata al lavoro nel mondiale. Una scelta che ha richiesto riflessioni, valutazioni e inevitabili interrogativi, ma che si è trasformata in una storia destinata a diventare un esempio di inclusione e supporto alla genitorialità nel motorsport.

I dubbi prima del ritorno

La stessa Winter ha raccontato sui social il percorso che l'ha portata a tornare davanti alle telecamere dopo la nascita del figlio, condividendo un retroscena inedito che ha attirato l'attenzione di appassionati e addetti ai lavori. "Quando ho comunicato a F1 la mia gravidanza, ero molto nervosa per le conseguenze che avrebbe avuto sul mio lavoro e sul mio ritorno al lavoro". Si tratta di una preoccupazione comune a moltissime donne. La maternità rappresenta uno dei momenti più importanti della vita personale, ma spesso porta con sé interrogativi sul futuro professionale, sulle opportunità di carriera e sulla possibilità di conciliare lavoro e famiglia.

La risposta della Formula 1

Nel caso della giornalista britannica, però, la risposta ricevuta è stata molto diversa da quella che temeva. "La risposta è stata: "Quando sarai pronta a tornare, di cosa hai bisogno da noi?" Quando ho accennato alla possibilità di portare Alfie alle corse per poter continuare ad allattarlo e prendermi cura di lui nei primi mesi, non sapevo cosa sarebbe stato possibile o come sarebbe andata". 

Una disponibilità che ha aperto la strada a una soluzione concreta, permettendo alla Winter di tornare nel paddock senza dover rinunciare alle esigenze legate ai primi mesi di vita del figlio. Un approccio che evidenzia una crescente attenzione verso il tema della genitorialità anche in un ambiente estremamente competitivo e frenetico come quello della Formula 1.

Il debutto della mothering room nel paddock

Il rientro ufficiale della giornalista è avvenuto durante il Gran Premio del Canada, appuntamento che ha segnato anche l'introduzione di una novità significativa all'interno del paddock. "La prima corsa dopo il rientro è stata in Canada, e mi è stato detto che ci sarebbe stata una stanza dedicata alla maternità/genitorialità, un piccolo rifugio sicuro nel paddock". Per consentire alla Winter di svolgere il proprio lavoro nelle migliori condizioni possibili, la Formula 1 ha infatti predisposto uno spazio dedicato alle esigenze dei genitori. Una soluzione semplice nella sua concezione, ma dal forte valore simbolico, che testimonia un cambiamento culturale sempre più evidente all'interno del motorsport.

Un piccolo spazio dal grande significato

In un ambiente dove ogni metro quadrato viene sfruttato al massimo e dove gli spazi disponibili sono estremamente limitati, la creazione di una stanza dedicata alla maternità rappresenta un segnale importante. "Il paddock di F1 è incredibilmente affollato ed esclusivo. Sembra che ogni metro quadro sia stato conteggiato e abbia un costo.

Avere questo spazio, progettato con tanta cura, dove potevamo allattare, tirare il latte, conservarlo in frigorifero, evitare pannolini sporchi nel paddock e dare al piccolo e a Louie la possibilità di rilassarsi, in quello che è spesso percepito come un mondo dominato dagli uomini, significa tutto!". 

Le parole della Winter raccontano meglio di qualsiasi dato il valore di questa iniziativa. Al di là della praticità dello spazio, ciò che emerge è il riconoscimento delle esigenze di chi diventa genitore senza dover rinunciare alla propria professione.

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