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13 maggio 1950: 76 anni fa nacque la Formula 1
Tra il dominio dell’Alfa Romeo, il trionfo di Nino Farinae l’assenza clamorosa della Ferrari, nacque una leggenda destinata a cambiare per sempre il motorsport

Pubblicato il 13 maggio 2026, 15:24
Certe date appartengono allo sport. Altre, invece, entrano direttamente nella storia. Il 13 maggio 1950 è una di quelle. Su un ex aeroporto militare immerso nella campagna del Northamptonshire, davanti a oltre centomila spettatori e alla famiglia reale britannica, prendeva ufficialmente vita il Campionato del Mondo di Formula 1. Da quel momento, nulla sarebbe stato più lo stesso.
A ospitare il primo atto del nuovo Mondiale fu il circuito di Silverstone, destinato a trasformarsi negli anni in uno dei luoghi sacri del motorsport. All’epoca, però, era ancora un tracciato spartano e velocissimo, ricavato dalle strade perimetrali di una base della Royal Air Force costruita durante la Seconda Guerra Mondiale. Balle di fieno ai bordi della pista, barili a delimitare le curve e una sicurezza praticamente inesistente: la Formula 1 nacque così, tra coraggio, improvvisazione e velocità.
Dalle corse pionieristiche al Mondiale F1
Per arrivare a quel sabato di maggio bisogna tornare indietro di oltre mezzo secolo. Le competizioni automobilistiche europee avevano iniziato a prendere forma già alla fine dell’Ottocento, con le prime gare su strada organizzate in Francia. Negli anni successivi il fenomeno crebbe rapidamente, fino alla nascita dei Gran Premi e delle prime regolamentazioni internazionali.
Negli anni Venti l’AIACR, antesignana della FIA, introdusse la Formula Grand Prix, dando struttura alle competizioni europee. Fu l’epoca di leggende come Tazio Nuvolari e delle grandi sfide tra Alfa Romeo, Maserati e Mercedes.
Dopo la guerra, il mondo dell’automobilismo sentì l’esigenza di creare un vero campionato globale. Nel 1946 nacque la Formula A, poi ribattezzata “Formula 1” nel 1948 con l’introduzione della Formula 2. La FIA costruì così il primo calendario iridato: sei gare europee più la 500 Miglia di Indianapolis, inserita per attribuire al campionato una dimensione realmente mondiale.
Il primo appuntamento della storia fu proprio il Gran Premio di Gran Bretagna del 1950.
Silverstone, un aeroporto diventato leggenda
Silverstone rappresentava perfettamente lo spirito del dopoguerra britannico. Con Brooklands ormai inutilizzabile e Donington ancora segnato dal conflitto, il Royal Automobile Club scelse l’ex base aerea come nuova casa del motorsport inglese.
Il circuito originale era lungo poco meno di 4,7 chilometri e alternava lunghi rettilinei a curve velocissime come Copse, Stowe e Abbey. Nomi che, 76 anni dopo, continuano a evocare la storia stessa della Formula 1.
Quel tracciato grezzo e rapidissimo sarebbe diventato il teatro della prima gara ufficiale del Mondiale.
L’assenza clamorosa della Ferrari
Tra i protagonisti attesi mancava però un nome destinato a diventare inseparabile dalla Formula 1: Ferrari.
Enzo Ferrari decise infatti di non prendere parte alla trasferta inglese, preferendo schierare le proprie vetture in una competizione minore a Mons, in Belgio, dove il premio economico era più elevato. Una scelta che lasciò il palcoscenico interamente nelle mani dell’Alfa Romeo.

Il marchio di Arese arrivò a Silverstone con le potentissime Alfa Romeo 158 affidate a quattro piloti straordinari: Nino Farina, Juan Manuel Fangio, Luigi Fagioli e Reg Parnell.
Fin dalle qualifiche fu evidente che gli avversari avrebbero potuto fare ben poco. Le Alfa monopolizzarono la prima fila, con Farina autore della prima pole position della storia della Formula 1 davanti a Fagioli, Fangio e Parnell.
La prima gara della Formula 1
Alle 16 del 13 maggio 1950 il barone Antonio Brivio abbassò la bandiera britannica dando il via alla corsa destinata a cambiare il motorsport.
Farina scattò perfettamente dalla pole, prendendo immediatamente il comando. Dietro di lui si sviluppò una battaglia tutta interna all’Alfa Romeo, con Fangio e Fagioli capaci di alternarsi più volte nelle posizioni di vertice nei primi giri.
Il torinese firmò anche il primo giro veloce della storia iridata, fermando il cronometro in 1’50”6. Intanto, alle loro spalle, il resto del gruppo poteva soltanto inseguire.
Le Maserati accusarono problemi tecnici a ripetizione, mentre le britanniche ERA furono tradite dall’affidabilità. Anche il thailandese Prince Bira, autore di una prova convincente, dovette arrendersi per esaurimento del carburante.
La svolta definitiva arrivò nel finale. Fangio, unico realmente in grado di impensierire Farina, fu costretto al ritiro a pochi giri dal termine dopo problemi meccanici. A quel punto il pilota italiano poté amministrare il vantaggio sul compagno di squadra Fagioli.
Dopo 70 giri, la bandiera a scacchi sancì ufficialmente l’inizio della leggenda: Farina vinse il primo Gran Premio della storia della Formula 1 davanti a Fagioli e Parnell, completando una tripletta Alfa Romeo destinata a entrare nei libri di storia.

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