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Zanardi, la volontà ha arginato l'impossibile: tre momenti

Pubblicato il 5 maggio 2026, 11:14 (Aggiornato il 5 maggio 2026, 10:41)
È una di quelle storie che andrebbero studiate a scuola, tanto possono essere ispiratrici e illuminanti. Materia di studio: filosofia. Di vita. Autore: Alex Zanardi, che a suo modo ha ridefinito il concetto di impossibile, arginandone l’applicazione, che fosse quando si è trovato con un volante tra le mani o a dover affrontare le conseguenze del fato.
Ha incarnato un'idea di volontà, creatività e determinazione che andrebbero raccontati ai ragazzi per avere davanti un esempio concreto e contemporaneo, fortissimo molto più della teoria. Più dello studio di cosa sia la Volontà di potenza secondo Nietzsche, ad esempio.
Impossibile? Laguna Seca
Con un volante in mano, l’atto creativo che resta nella mente di tutti, appassionati ortodossi delle corse al pari degli osservatori casuali, è quella Reynard rossa lanciata all’interno di una chicane in discesa, tenuta in pista al limite delle leggi della fisica, per un sorpasso finito nella storia del motorsport.
Laguna Seca, 1996, il campionato CART quale palcoscenico per tornare a correre dopo un anno di fatto fermo, conclusa la prima fase dell’esperienza in Formula 1 con la Lotus a fine 1994. L’attacco al Cavatappi ai danni di Herta è il primo lampo di un “impossibile sportivo” firmato Zanardi.
Un gesto d’altri tempi se riletto oggi, che verrebbe probabilmente imbrigliato dalle norme: la “regola”, l’ordinario - anche in un sorpasso - a limitare estro, volontà e coraggio. Quell’esperienza nelle corse USA, vittoriosa nel '97 e '98, tornerà dopo una stagione vissuta nuovamente in Formula 1, nel 1999, e segnerà nel 2001 in modo indelebile la vita di Zanardi. I fatti del Lausitzring sono il primo spartiacque, c’è la lotta per la vita e la rinascita. Tutto è consegnato ai libri di storia dello sport.
Un altro modo di vivere la propria condizione
Quel che è avvenuto dopo è stato l’esempio di come la propria condizione fisica non dev’essere limitante delle proprie passioni, pure all’interno di mille difficoltà. Zanardi è stato l’esempio più celebre di come vivere la condizione di disabilità da una prospettiva diversa.
Un percorso che, a due anni e mezzo dall’incidente nel quale perse le gambe, lo riportò in macchina, a gareggiare nel campionato turismo inglese con BMW. Era il 2004 e in macchina ci era già tornato, per chiudere una gara rimasta “in sospeso”: di nuovo il Lausitzring, nel 2003, completando i 13 giri che non potè finire nel 2001 e farlo su una monoposto adattata nei comandi.
Il ritorno alle gare nel campionato turismo è un lavoro di volontà e dedizione ai particolari, perché l’esperienza di Zanardi nelle corse, il metodo del pilota, lo ha portato a perfezionare gli aspetti tecnici e il diverso modo di controllare i cavalli di una vettura. Non è impossibile tornare a gareggiare, men che meno è impossibile tornare a essere vincente. Lo ha fatto arrivando a competere, nuovamente, in un evento di primissimo piano come la 24 Ore di Daytona nel 2019, dopo le avventure nel Turismo e nel campionato GT3.
Non solo automobilismo
Il terzo “momento Zanardi”, di sfida e superamento dei propri limiti, Alex l’ha scritto quando ha deciso di lanciarsi in un’altra avventura, con il manubrio della handbike tra le mani. Di nuovo, un’esperienza fatta di lavoro, allenamenti, perfezionamento dei dettagli, lavorando sul suo nuovo mezzo sportivo insieme a Dallara, perché cambia la disciplina ma non la visione necessaria per arrivare al risultato. Il culmine arriverà con gli ori olimpici alle Olimpiadi di Londra nel 2012 e Rio de Janeiro nel 2016.
Nel giorno dell’ultimo saluto, la storia scritta da Alex Zanardi continuerà a essere un esempio per molti, una visione e un metodo che possono aiutare, ispirare la quotidianità di milioni di persone, solamente in Italia, alle prese con forme di disabilità fisica.
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