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Il ritorno dei motori V8 è "deciso": ora serve armarsi di pazienza

Pubblicato il 4 maggio 2026, 15:21
Il 2030 è ancora lontano, il 2031 lontanissimo. Pertanto, ben venga l’annuncio del presidente Ben Sulayem di un futuro della Formula 1 che tornerà ai motori V8 dal 2031, con una quota di ibrido nella forma che fu tipica del Kers - Kinetic Energy Recovery System, ma è un percorso che deve avanzare in parallelo ai miglioramenti ancora possibili/necessari su questa generazione di power unit.
Sembrerebbe esserci l’allineamento minimo necessario tra Federazione, Formula 1 e motoristi per lasciarsi alle spalle l’attuale ciclo tecnico e, per farlo già dal 2030, servirà una super-maggioranza favorevole tra i motoristi presenti (Mercedes, Ferrari, Honda, Red Bull, Audi) e quelli in arrivo, ovvero, Cadillac. Un nuovo regolamento sui motori improntato alle semplificazione sarebbe sufficiente che prendesse la formula dell’ibrido introdotta nel 2009, allora con un apporto da 80 cavalli della parte elettrica, e la rimettesse in pista nel 2030.
Il motore termico con un ruolo predominante, l’ibrido come un supplemento di potenza. Si aprirebbe un mondo di opportunità, a cominciare dalla riduzione del peso, significativa ben più dei 30 kg sperimentati quest’anno, sulle monoposto.
La Fia potrà decidere da sola nel 2031
“Sta arrivando, è solo una questione di tempo. Nel 2031 la Fia avrà il potere di introdurre il motore V8 senza alcuna approvazione da parte dei motoristi. Lo prevedono i regolamenti, però vorremmo anticipare l’introduzione di un anno, che è quanto stanno chiedendo tutti”, ha spiegato Ben Sulayem in un’intervista all’agenzia Reuters.
La convergenza va verso l’otto cilindri anziché il V10 che pure era stato tirato in ballo a inizio 2025 dallo stesso presidente Fia, quale alternativa per il futuro. Non sarà il regime di assoluta libertà di scelta del frazionamento all’interno di vincoli regolamentari come concede il WEC ma, rispetto all’attuale fase tecnica e sportiva vissuta dalla Formula 1, il 2030/2031 si prospetta come una boccata d’ossigeno per gli appassionati più legati alla tradizione.
L’ibrido, la parte di elettrificazione - piccola o meno che sia - del motore non è barattatile per i motoristi e costruttori di auto. Un indizio a tal proposito è arrivato da Wolff, sempre a Miami: favorevole ai V8 ma ibridi. Una giusta misura tra il boost che può dare l’elettrico e la centralità del motore termico rappresenta una decisione di buon senso, razionale, per bilanciare le diverse esigenze intorno al business F1.
"La missione sarà quella di avere un motore meno complicato, non com’è oggi. Avremo il sound, minore complessità, leggerezza: ne sentirete parlare prestissimo e ci sarà una quota di elettrificazione molto, molto piccola”, ha proseguito Ben Sulayem. “Sono positivo in merito, vogliono che avvenga ma ammettiamo che i motoristi non lo approvino per il 2030: l’anno successivo si farà comunque”.
I prossimi mesi saranno come una fase di “lavori preparatori” del tavolo tecnico per tracciare quale tipo di V8 e di elettrificazione dovrà caratterizzare il futuro. Se avremo un V8 aspirato o turbocompresso, di quale cilindrata (l'ultima volta del V8 avvenne con un 2.4 litri aspirato) oltre alla misura dell’apporto del motogeneratore elettrico. Nell’attesa che il progetto V8 diventi realtà, sarà opportuno ritoccare ancora, intervenendo più a fondo rispetto alle novità viste a Miami, gli attuali V6 ibridi con quasi il 50% di potenza elettrica. Perché davanti avremo ancora almeno 3, lunghissime, stagioni nelle quali tenere viva la passione.
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