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Tra storia e leggenda: Bari celebra il suo Gran Premio guardando al futuro

Pubblicato il 24 aprile 2026, 17:57
Archiviata la giornata inaugurale di giovedì, la nona edizione della Rievocazione Storica del Gran Premio di Bari entra nel vivo con un programma che unisce memoria, spettacolo e cultura motoristica. Fino a domenica 26 aprile, il quartiere Murat torna a essere il palcoscenico di un evento che, più che una semplice manifestazione per appassionati, rappresenta un vero e proprio viaggio nella storia dell’automobilismo.
Inserita nel calendario ASI Circuito Tricolore e organizzata da Old Cars Club, la rievocazione si conferma uno degli appuntamenti più rilevanti del panorama nazionale dedicato alle vetture d’epoca. Non si tratta però di una gara nel senso moderno del termine: la prova è di regolarità, e il suo valore risiede soprattutto nella capacità di evocare un’epoca in cui la Formula 1 e il motorsport in generale erano sinonimo di coraggio, eleganza e innovazione pura.
Un paddock che racconta un’epoca
Il cuore operativo della manifestazione è ormai attivo in piazza della Libertà, trasformata in un paddock a cielo aperto. Qui, tra stand e attività per il pubblico, trovano spazio anche esperienze più contemporanee come il simulatore VRS, a sottolineare il dialogo costante tra passato e presente.
Da venerdì pomeriggio, il parco auto ha iniziato a prendere forma: 55 vetture storiche provenienti da tutta Europa compongono la griglia. Marchi iconici come Ferrari, Maserati, Alfa Romeo e Lotus Cars riportano alla mente i grandi protagonisti del Novecento: da Ascari a Fangio, fino a Nuvolari.
Tra i modelli più attesi spiccano autentiche opere d’arte su quattro ruote, come la Maserati 200 S o la Ferrari 250 Testarossa. Si tratta di simboli di un’epoca in cui la tecnica si fondeva con l’estetica, e ogni gara era una sfida tanto meccanica quanto umana.
Fittipaldi, ponte tra due ere della Formula 1
A dare ulteriore prestigio all’edizione 2026 è la presenza di Emerson Fittipaldi, ospite d’onore nel weekend. Due volte campione del mondo (1972 e 1974), il brasiliano rappresenta una figura chiave nella transizione verso la Formula 1 moderna.
Fittipaldi non è stato solo un pilota vincente, ma un innovatore: ha contribuito a ridefinire il ruolo del pilota moderno, introducendo un approccio più completo alla competizione, in cui, oltre alla velocità in pista, contano soprattutto la strategia, la tecnica e la preparazione mentale.
La sua presenza a Bari è quindi simbolica: un collegamento diretto tra l’epoca eroica evocata dalle vetture storiche e la Formula 1 contemporanea.
Bari e il legame con il Brasile
Non è un caso che il filo conduttore internazionale dell’evento passi proprio dal Brasile. In questi giorni, infatti, la città ospita anche una troupe impegnata nella realizzazione di un documentario dedicato a Chico Landi, pioniere dell’automobilismo sudamericano.
Il legame con Bari è storico: Landi vinse qui nel 1948 e nel 1952, lasciando un segno indelebile nella memoria della corsa. Il progetto cinematografico, intitolato “Vorrei essere Chico Landi”, aggiunge una dimensione culturale all’evento, trasformando la rievocazione in un’occasione di racconto e riscoperta.
La manifestazione non si limita ai motori: tra mostre e iniziative diffuse, come l’esposizione “60 anni di storia. Un circuito nel cuore” al Teatro Margherita, racconta l’evoluzione del motorismo tra design e ingegneria. Centrale anche il tema della sostenibilità: l’evento è parte del programma ASI Net-Zero Classic ed è completamente neutro in termini di emissioni di CO₂, grazie a carburanti biologici e progetti di riforestazione, dimostrando come tradizione e innovazione possano convivere.
Una rievocazione che guarda oltre
Per chi non sarà presente a Bari, questa nona edizione rappresenta comunque qualcosa di più di un evento locale. È la dimostrazione di come il motorsport, anche nelle sue forme storiche, continui a esercitare un fascino universale.
In un’epoca dominata dalla tecnologia e dalla velocità estrema della Formula 1 moderna, la rievocazione del Gran Premio di Bari ricorda da dove tutto è iniziato: uomini, macchine e circuiti cittadini, dove il confine tra coraggio e incoscienza era sottilissimo.
E proprio in questo equilibrio tra memoria e innovazione risiede il valore più autentico della manifestazione.
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