Superleague Formula: quando calcio e motori si sfidarono in pista

Tra il 2008 e il 2011 la Superleague Formula unì calcio e motorsport: club in pista, piloti-calciatori e un format unico nel suo genere

Superleague Formula: quando calcio e motori si sfidarono in pista
© Wikipedia Commons, jveigaphoto

Ilaria ToscanoIlaria Toscano

Pubblicato il 23 aprile 2026, 12:17

Nel panorama del motorsport moderno, pochi progetti sono stati tanto ambiziosi, e allo stesso tempo così brevi, quanto la Superleague Formula. Nata ufficialmente nel 2008 e conclusasi nel 2011, questa competizione rappresenta ancora oggi una delle contaminazioni più curiose tra sport diversi: l’automobilismo e il calcio.

Un’idea fuori dagli schemi

Il concetto alla base della Superleague Formula era semplice ma rivoluzionario: portare in pista squadre automobilistiche sponsorizzate e rappresentative di club calcistici internazionali. Il progetto, evoluzione della precedente Premier 1 Grand Prix, venne annunciato già nel 2005 e ricevette l’approvazione della FIA nello stesso anno.

L’obiettivo era chiaro: una griglia da circa venti vetture, ognuna legata a una squadra di calcio, in grado di attirare sia appassionati di motori sia tifosi. Un’idea che, sulla carta, anticipava molte delle attuali strategie di “sport-entertainment”.

La prima gara si disputò sul circuito di Donington Park, nel Regno Unito, segnando l’inizio di un esperimento tanto affascinante quanto complesso da sostenere nel lungo periodo.

Format del weekend e qualifiche: spettacolo in stile torneo

Il format del weekend della Superleague Formula era pensato per massimizzare spettacolo e imprevedibilità, combinando elementi tipici del motorsport con una chiara ispirazione calcistica. Il sabato era dedicato a prove libere e qualifiche, mentre la domenica vedeva disputarsi due gare della durata di circa un’ora, con la seconda a griglia invertita. A rendere tutto ancora più competitivo contribuiva il ricco jackpot di 1.000.000 di euro assegnato ogni weekend.

Particolarmente innovativo era il sistema di qualifiche: le vetture venivano suddivise in due gruppi tramite sorteggio e i migliori accedevano a una fase a eliminazione diretta, strutturata come un vero tabellone calcistico. Dai quarti di finale fino alla finale, ogni sfida si disputava su giro secco, con scontri diretti che determinavano la griglia di partenza. Il vincitore della finale conquistava la pole position, trasformando il sabato in un evento spettacolare e facilmente leggibile anche per il pubblico meno esperto, proprio come una competizione a eliminazione tipica del calcio.

Lo spettacolo anche nel punteggio

A differenza della Formula 1, la Superleague Formula premiava tutti i piloti, rendendo ogni posizione significativa. A colui che arrivava all’ultimo posto veniva comunque assegnato un punto, fino ad arrivare a 50 per il vincitore. Questo sistema era pensato per mantenere alta la competizione e dare valore anche alle prestazioni di metà classifica.

Dal 2010 venne introdotta anche la Super Finale, riservata ai sei migliori team del weekend, con un punteggio aggiuntivo da 1 a 6 punti. La Superleague Formula era trasmessa in Italia su Sky.

La vettura: potenza e uniformità

Dal punto di vista tecnico, tutte le squadre utilizzavano la stessa monoposto: la Panoz DP09. La vettura era equipaggiata con un motore V12 da 4.2 litri capace di erogare circa 750 CV.

La filosofia era quella di contenere i costi e garantire parità tecnica, con sviluppi condivisi e approvati centralmente.

Le stagioni: dall’entusiasmo iniziale al rapido declino

La parabola della Superleague Formula si sviluppò nell’arco di appena quattro stagioni, raccontando bene l’ambizione e i limiti del progetto.

Nel 2008 il campionato debuttò con una griglia ricca e competitiva e il titolo va al Beijing Guoan grazie all’italiano Davide Rigon. Nel 2009 la serie provò a consolidarsi, attirando anche piloti con esperienza in Formula 1 come Sébastien Bourdais, mentre il titolo passa al Liverpool FC con Adrián Vallés.

Il 2010 rappresentò probabilmente l’apice sportivo, con maggiore stabilità e il ritorno al successo di Rigon, questa volta con l’R.S.C. Anderlecht. Poi il declino: nel 2011, tra l’uscita di diversi club e la perdita dello sponsor principale, la griglia venne in parte sostituita da selezioni nazionali e il calendario fu ridotto drasticamente. In questo contesto atipico, il titolo finale andò all’Australia con John Martin, segnando l’epilogo di un progetto tanto innovativo quanto fragile.

Un albo d’oro che riflettè perfettamente l’identità della Superleague Formula: un mix internazionale, dove il tifo calcistico incontrava il talento dei piloti, creando una competizione unica nel suo genere. L’idea, forse visionaria ma fuori tempo, vide presto il declino della categoria.

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