Addio a Piero Fusaro: l’ex presidente Ferrari e il “no” a Senna che fece storia

Scomparso Piero Fusaro, ex presidente Ferrari: figura chiave negli anni ’90, legato al mancato arrivo di Ayrton Senna a Maranello nel 1991

Addio a Piero Fusaro: l’ex presidente Ferrari e il “no” a Senna che fece storia
© Getty Images

Ilaria ToscanoIlaria Toscano

Pubblicato il 28 marzo 2026, 11:05

Il mondo della Formula 1 e dell’automotive piange la scomparsa di Piero Fusaro, ex presidente della Ferrari, deceduto dopo una lunga malattia. L’ingegnere torinese, che avrebbe compiuto 89 anni il 29 marzo, è stato uno dei protagonisti della storia moderna del Cavallino, tra successi industriali e decisioni controverse.

Figura centrale nella dirigenza Ferrari tra la fine degli anni ’80 e l’inizio dei ’90, Fusaro è ricordato non solo per il suo ruolo manageriale, ma anche per un episodio destinato a rimanere nella memoria degli appassionati: il mancato arrivo di Ayrton Senna a Maranello.

Una vita tra industria e motori

La carriera di Fusaro è stata interamente legata al mondo dell’auto. Dopo la laurea in ingegneria elettrotecnica al Politecnico di Torino, entrò in FIAT nel 1963, iniziando un percorso che lo portò rapidamente ai vertici.

Nel 1975 arrivò la chiamata di Enzo Ferrari, che lo volle a Maranello come Direttore Generale. Fu un periodo intenso, segnato da un rapporto personale molto forte con il fondatore della casa di Maranello.

Fusaro stesso ricordava quegli anni come i più significativi della sua vita professionale, descrivendo il “Commendatore” come una figura paterna. Un legame basato su stima e fiducia reciproca, più che su formalità: un rapporto che racconta bene lo spirito della Ferrari di quell’epoca.

Tra il 1989 e il 1991 Fusaro ricoprì il ruolo di presidente della Ferrari, in una fase delicata per la squadra sia sul piano sportivo che gestionale.

Il caso Senna: una scelta che cambiò tutto

Il nome di Fusaro resta inevitabilmente legato a uno dei più grandi “what if” della storia della Formula 1: il mancato approdo di Ayrton Senna in Ferrari.

Secondo la ricostruzione di Cesare Fiorio, allora alla guida sportiva della Scuderia, l’accordo con il campione brasiliano era già stato trovato. Tuttavia, a quanto pare, Fusaro cercò di fermare l’operazione per non destabilizzare gli equilibri interni, in particolare quelli legati a Alain Prost, pilota di punta del team in quel momento.

La trattativa saltò, e le conseguenze furono pesanti: Senna rimase alla McLaren, Prost lasciò Ferrari pochi mesi dopo e anche Fusaro uscì progressivamente di scena. Al termine della stagione, la Scuderia avviò una nuova fase affidandosi alla guida di Luca Cordero di Montezemolo.

Non solo Ferrari

Al di là dell’episodio Senna, Fusaro è stato un manager completo, protagonista anche in altre realtà del gruppo FIAT, tra cui Alfa Romeo e SEAT, oltre a ricoprire ruoli di primo piano nell’industria automobilistica.

Uomo riservato ma determinato, ha rappresentato una generazione di dirigenti capaci di coniugare competenze tecniche e visione industriale.

Con la sua scomparsa se ne va una figura chiave di un periodo complesso della Ferrari, segnato da grandi ambizioni, tensioni interne e occasioni sfiorate che ancora oggi alimentano il dibattito tra tifosi e addetti ai lavori.

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