Il Giappone aspetta il suo eroe

Da Nakajima a Kobayashi, passando per Sato: il lungo viaggio del Giappone in Formula 1 tra momenti iconici e l’attesa di un protagonista a Suzuka

Il Giappone aspetta il suo eroe
© Getty Images

Ilaria ToscanoIlaria Toscano

Pubblicato il 24 marzo 2026, 11:53

Suzuka non è un circuito come gli altri. È un luogo simbolico, tecnico, quasi sacro per la Formula 1. Ma nel 2026, alla vigilia del Gran Premio del Giappone, c’è un’assenza che pesa: non c’è nessun pilota giapponese in griglia.

Un vuoto che riporta alla mente una storia fatta di talento, coraggio e occasioni sfiorate.

Nakajima, il pioniere

Quando Satoru Nakajima debutta nel 1987, il Giappone entra davvero in Formula 1. Non è solo un pilota: è un ponte tra due mondi, sostenuto da Honda.

Non vince, ma resiste. E soprattutto apre la strada.

Il giorno che Suzuka esplose: Aguri Suzuki

Il primo momento storico arriva nel 1990.

Aguri Suzuki porta a casa un clamoroso terzo posto proprio a Suzuka. Il pubblico impazzisce. È il primo podio giapponese in F1.

Un risultato che, ancora oggi, resta un riferimento.

Sato, l’attacco come filosofia

Con Takuma Sato cambia tutto.

Non è solo velocità: è mentalità. “No attack, no chance” diventa un manifesto. Il podio di Indianapolis 2004 e i duelli senza paura lo rendono uno dei piloti più spettacolari della sua generazione.

Kobayashi, il talento che accende Suzuka

L’ultimo grande momento arriva nel 2012.

Kamui Kobayashi sale sul podio a Suzuka. È una scena potente: tribune in piedi, bandiere ovunque, un intero paese che si riconosce in quel risultato.

È, di fatto, l’ultimo picco della presenza giapponese moderna in F1.

Il presente silenzioso e la speranza nel futuro

Dopo l’era di Yuki Tsunoda, che aveva riportato il Giappone stabilmente in griglia, il 2026 segna un passo indietro.

Nessun titolare. Nessun riferimento diretto in pista.

Nei box, però, qualcosa si muove. Il nome è Ayumu Iwasa, oggi il più vicino al grande salto. Cresciuto nel vivaio Honda, il pilota rappresenta una nuova generazione più solida e completa rispetto al passato: meno istintiva, ma estremamente efficace. Iwasa è stato un protagonista della Super Formula ed è già inserito nel sistema della Formula 1 come reserve driver, lavorando a supporto di Red Bull Racing e Racing Bulls: un ruolo che lo colloca a un passo dalla massima categoria e lo rende il candidato più credibile per riportare il Giappone in griglia.

Più che un talento da costruire, Iwasa è un pilota pronto, in attesa solo dell’occasione giusta.

Da Suzuka al mondo: il Giappone cerca ancora la prima vittoria

Il Giappone ha dato alla Formula 1 costruttori, motori, passione.

Ma non ha ancora avuto il suo vincitore.

Ecco perché il Gran Premio di Suzuka 2026 rappresenta un grande interrogativo: quando arriverà il primo giapponese capace di vincere?

La storia, da Nakajima a Kobayashi, dice che il talento non manca.

Serve solo il momento giusto.

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