Montezemolo su Antonelli: talento, gestione e quel rimpianto Ferrari

Kimi Antonelli conquista Montezemolo: talento e freddezza, ma in Ferrari avrebbe subito troppa pressione. Sullo sfondo, il rimpianto più grande resta Ayrton Senna

Montezemolo su Antonelli: talento, gestione e quel rimpianto Ferrari
© LaPresse

Ilaria ToscanoIlaria Toscano

Pubblicato il 18 marzo 2026, 11:35

Nel pieno di una nuova era della Formula 1, sempre più orientata sui giovani e sullo sviluppo attraverso simulatori e programmi academy, il giudizio di Luca Cordero di Montezemolo conserva un peso particolare. La sua esperienza nella costruzione di cicli vincenti in Ferrari gli permette di leggere con lucidità il presente, ma anche di interpretare il percorso dei nuovi talenti.

Tra questi, il nome che più sta emergendo è quello di Kimi Antonelli. Il giovane italiano rappresenta uno dei profili più interessanti della nuova generazione: veloce, metodico e, soprattutto, capace di gestire la pressione in una fase iniziale della carriera che spesso si rivela decisiva.

Montezemolo ha sottolineato proprio questo aspetto in una recente intervista al Corriere della Sera, evidenziando una maturità rara per un pilota della sua età.

Emozione Kimi

L’ex presidente del Cavallino ha raccontato di essersi emozionato per la vittoria di Antonelli, sottolineando come, a soli 19 anni, sia un pilota in continua crescita. Ha ricordato che il giovane italiano aveva avuto difficoltà nelle partenze, ma è riuscito a reagire con grande determinazione, prendendo il comando della gara e gestendola con sicurezza, concedendosi solo un piccolo rischio nel finale.

Secondo Montezemolo, Antonelli ha mostrato una maturità e una freddezza fuori dal comune. Ha inoltre evidenziato come il ragazzo mantenga i piedi per terra, un aspetto che si augura possa conservare nel tempo, perché le basi per fare bene ci sono tutte. Allo stesso tempo, ha ammesso che gli ha fatto un certo effetto, quasi un piccolo dispiacere, vederlo correre con Mercedes.

La Ferrari e i piloti italiani

Dietro l’elogio, emerge però anche un tema storico: il legame mancato tra i grandi talenti italiani e la Ferrari in F1. Una questione che negli anni ha spesso alimentato dibattiti e rimpianti.

Montezemolo ha dichiarato che avrebbe voluto vederlo con la Rossa, ma è proprio qui che entra in gioco uno degli aspetti più interessanti dell’analisi: la gestione del talento. Oggi, rispetto al passato, i criteri di selezione e crescita sono radicalmente cambiati. Il peso dei simulatori, dei dati e dei programmi di sviluppo ha trasformato il modo in cui i team costruiscono i piloti del futuro.

L'ex presidente Ferrari ha spiegato come oggi il processo di selezione dei piloti sia profondamente cambiato rispetto al passato: non ci si basa più soltanto sui risultati ottenuti nel karting, ma soprattutto sui dati raccolti al simulatore, diventato un passaggio fondamentale nella formazione dei giovani. Questo rende anche più semplice puntare su talenti giovanissimi.

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