Binotto punge Ferrari: “Non vince dal 2008”. E in Audi cambia tutto

Critica dura alla gestione Ferrari e visione opposta in Audi: Binotto punta su organizzazione e piano a lungo termine per tornare a vincere

Binotto punge Ferrari: “Non vince dal 2008”. E in Audi cambia tutto
© Getty Images

Ilaria ToscanoIlaria Toscano

Pubblicato il 17 marzo 2026, 10:20

Mattia Binotto torna a far parlare di sé, e lo fa con dichiarazioni che inevitabilmente accendono il dibattito nel paddock. L’ex team principal della Ferrari, oggi coinvolto nel progetto Audi in Formula 1, ha rilasciato un’intervista a L’Equipe in cui non sono mancate frecciate dirette al suo passato a Maranello.

La frase che più ha colpito è tanto semplice quanto tagliente. Al momento in cui gli è stato domandato se potesse prendere la Ferrari come modello di riferimento, Binotto a risposto: “Perché dovrei? Non vince nulla dal 2008. Io voglio che l'Audi vinca”. Un riferimento preciso all’ultimo titolo mondiale Costruttori conquistato dalla Scuderia, che da allora non è più riuscita a tornare sul tetto del mondo nonostante diverse stagioni competitive.

Una critica ai risultati… e al metodo

Le parole di Binotto non si fermano ai numeri. Il dirigente svizzero ha infatti messo in discussione anche l’approccio organizzativo del team italiano durante la sua esperienza: “Alla Ferrari i processi non esistevano, si provava e basta. Non c’era bisogno di un piano per raggiungere gli obiettivi”.

Una dichiarazione forte, che punta il dito non solo contro i risultati mancati, ma contro una cultura di lavoro che, secondo lui, non sarebbe stata sufficientemente strutturata. Un giudizio che inevitabilmente divide: da una parte chi lo legge come una lucida analisi interna, dall’altra chi lo interpreta come un regolamento di conti post-addio.

Audi, un progetto costruito sulla pianificazione

Il confronto con la nuova avventura in Audi è netto. Binotto sottolinea come il contesto tedesco sia profondamente diverso, soprattutto dal punto di vista culturale: “Il mio ruolo qui è diverso, cambia principalmente la cultura non è latina. In Audi prima di tutto ci sono i piani. Senza un piano, non si agisce”.

Un cambio di paradigma che riflette la filosofia tipica delle grandi case tedesche: struttura, programmazione e sviluppo a lungo termine. E infatti lo stesso Binotto invita alla pazienza, ridimensionando le aspettative immediate.

Obiettivo titolo, ma con tempi chiari

Guardando al futuro, l'ingegnere svizzero non promette miracoli nel breve periodo. Anzi, è piuttosto realistico: “Sappiamo che nel 2026 non saremo i migliori. Il piano è di tre anni per costruire e due per consolidare e arrivare a lottare per il titolo”. Un orizzonte che conferma come Audi non punti a un exploit immediato, ma a una crescita graduale e strutturata.

Tra analisi e provocazione

Le dichiarazioni dell’ex team principal si muovono quindi su un doppio binario: da un lato una riflessione tecnica sulla necessità di processi e pianificazione, dall’altro una critica diretta a una squadra che, nonostante il nome, non riesce a trasformare il potenziale in titoli.

Resta da capire se queste parole serviranno da stimolo a Maranello o se alimenteranno ulteriormente la pressione su una Ferrari che continua a inseguire un mondiale che manca ormai da troppo tempo.

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