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Guerra in Iran, il WEC ha deciso e la Formula 1 ha due sole alternative

Pubblicato il 5 marzo 2026, 17:09
La guerra in Iran, tra attacchi condotti da Israele e dagli Stati Uniti e la risposta di Teheran verso i Paesi del Golfo Persico, dal Kuwait agli Emirati Arabi, fino a Riyadh, ben più lontana dalle acque del Golfo, ha portato la Fia a rinviare la gara d’apertura del WEC a Losail, Qatar.
Una decisione maturata a 20 giorni dal programmato prologo e la successiva 1.812 km del 26-28 marzo. La struttura del calendario del mondiale Endurance concede al promoter un tentativo di recupero, dopo la gara del Fuji e prima del Bahrain, quando il WEC tornerà in Medio Oriente, il prossimo novembre, con la speranza che il conflitto sia rientrato. Se così non fosse, il problema sarebbe ben più ampio del singolo, risibile, tema sportivo.
Tocca alla F1 decidere
L’interrogativo, adesso, si sposa sulle scelte che prenderà la Formula 1. Il vantaggio del campionato è in due appuntamenti, Bahrain (12 aprile) e Arabia Saudita (19 aprile), in programma due e tre settimane dopo la gara del WEC a Losail.
L’avvio di campionato terrà la Formula 1 nell’area Asia-Pacifico fino al 29 marzo, data del GP del Giappone ma ben prima di allora servirà un’indicazione sulla fattibilità o meno del GP del Bahrain. Vi saranno le condizioni di sicurezza perché il Circus voli su un teatro, di fatto, di guerra e atterri a Manama, prima ancora dello svolgimento delle operazioni in pista? A oggi, mancano garanzie di una sicurezza nell’intera area.
Correre o rimpiazzare due GP ricchi
Con 24 gare in calendario, alla Formula 1 manca l’opzione per ricollocare il GP del Bahrain, inserendolo a ridosso di Abu Dhabi. A meno di stravolgimenti imprevedibili delle date, improbabili anche in ragione del contratto di Las Vegas per ospitare la F1 nel week end del giorno del Ringraziamento.
L’alternativa allo svolgimento del GP del prossimo 12 aprile sembra essere la cancellazione e sostituzione con un GP corso altrove. Bahrain che, ricordiamo, è tra gli appuntamenti che pagano di più in assoluto alla Formula 1 per ospitare il mondiale, con 60 milioni di dollari all’anno stimati. Lo stesso vale per l’Arabia Saudita e i 55 milioni di dollari versati per correre a Jeddah. La maggior distanza dal fronte più caldo del conflitto non è una garanzia di sicurezza, non potendosi considerare la città che affaccia sul Mar Rosso una destinazione al riparo da eventuali attacchi missilistici.
Turchia teoricamente "sicura"
Che fare, quindi? Aspettando che Fia e Formula 1 comunichino le proprie scelte, negli ultimi giorni i nomi che circolano quali possibili alternative per le gare in Bahrain e Arabia Saudita sono, soprattutto, quelli della Turchia, prossima a un ritorno in calendario negli anni a venire. La relativissima, maggiore, sicurezza sul terreno deriva dai rapporti tra il Paese governato da Erdogan e l’Iran. Aprire alle soluzioni di una gara a Imola o a Portimao, con voci recenti che hanno coinvolto anche il Mugello, porterebbe il campionato in un territorio senza alcun dubbio più tranquillo per gli assetti geopolitici. Fin qui gli scenari legati ai più immediati appuntamenti della Formula 1 nella Penisola araba.
Attacchi anche in Azerbaijan
Nel peggiore degli scenari, di un conflitto che dovesse protrarsi per molti altri mesi ed estendersi ad altri Paesi, un’altra area potenzialmente calda è l’Azerbaijan, dove la F1 correrà a settembre. Nella giornata odierna due droni iraniani si sono abbattuti in prossimità dell’aeroporto di Nakhchivan, nell’exclave azera tra Iran e Armenia.
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