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La Aston Martin AMR26 secondo Newey: ha un alto potenziale di sviluppo

Pubblicato il 3 febbraio 2026, 14:16
Stupire, immaginare soluzioni estreme, è nell’ordinario modo di operare che Adrian Newey applica ai propri progetti. Così, quando si trova a raccontare l’ultima sua creatura, la Aston Martin AMR26 che ha catturato gli sguardi nei primi giri effettuati a Barcellona, il genio si limita a osservare: “Non considero mai nessuno dei miei progetti aggressivo. Mi limito a portare avanti il mio lavoro e a perseguire quella che riteniamo essere la direzione giusta.
La direzione che abbiamo intrapreso potrebbe certamente essere interpretata come aggressiva. Presenta alcune caratteristiche che non sono state necessariamente utilizzate in precedenza. Questo la rende aggressiva? Forse sì, forse no”.
Dalle forme del muso immediatamente dietro ai piloni che supportano l’ala, fino alla clamorosa installazione dei triangoli della sospensione posteriore, passando per i volumi intorno alla presa dinamica dell’airscope, sono mille le sfumature della AMR26 che hanno fatto discutere. Non ultima la radicale compattezza degli ingombri delle pance nella zona inferiore, prossima al fondo.
Il singolo particolare e la visione d'insieme
Nell’intervista diffusa da Aston Martin, Newey sottolinea il concetto chiave, il più importante in una progettazione: la visione complessiva del pacchetto. "È una domanda che mi viene posta spesso e onestamente non ho una parte dell'auto che preferisco, una che ti faccia dire "Guarda lì, mamma". Per me, il design di un'auto è un insieme olistico. Non c'è una singola parte che fa la differenza. È l'insieme di tutte le parti, è il modo in cui interagiscono tra loro per creare un'auto che funziona in armonia con il pilota e offre prestazioni aerodinamiche, meccaniche e dinamiche ottimali”.
Superfluo evidenziare quanto molte delle scelte progettuali degli elementi meccanici e degli accessori della power unit siano state rivolve a ottenere il massimo in termini aerodinamici, tra basso drag e il necessario carico aerodinamico. Appena messa in pista, la AMR26 ha svelato il più estremo tra gli assetti rake visti nei 5 giorni di test a Barcellona. Sarà uno dei temi della stagione.
L'importanza di una base ad alto potenziale
Il racconto di come sia nata la AMR26 parte dal ritardo accumulato a inizio 2025, quando Aston Martin ha potuto lavorare in galleria del vento, sul modello in scala della vettura, solo da metà aprile, anziché da inizio gennaio. Da lì la definizione delle scelte di base del progetto: “Abbiamo cercato di perseguire quella che riteniamo essere la direzione giusta per noi. Altri potrebbero aver perseguito altre direzioni. È parte del fascino delle nuove regole, vedere cosa hanno ideato gli altri".
Aston ha la migliore galleria del vento
Sulla galleria del vento, Newey si lascia andare a una dichiarazione senza mezzi termini: "La galleria del vento CoreWeave è assolutamente all'avanguardia, direi che è probabilmente la migliore galleria del vento al mondo per le applicazioni di Formula Uno. È molto sofisticata, costruita interamente secondo le nostre specifiche, con l'esperienza di CoreWeave intessuta al suo interno. È destinata a rivoluzionare il nostro modo di lavorare. L'aerodinamica è il principale fattore di differenziazione delle prestazioni in Formula Uno e il nostro principale strumento di ricerca in questo campo è la galleria del vento. È assolutamente preziosa e ora ne stiamo raccogliendo i frutti".
Forme della carrozzeria alla quale "piegare" la fisica dei componenti, lavorare per ridurne gli ingombri e ottenere la maggior compattezza possibile: "E’ vero che è una monoposto molto compatta (negli ingombri dei componenti; ndr), molto più compatta di quanto credo sia mai stato tentato prima da Aston Martin Aramco e questo ha richiesto una stretta collaborazione con i progettisti meccanici per ottenere le forme aerodinamiche che desideravamo. Ma devo dire che tutti i progettisti meccanici qui hanno davvero abbracciato questa filosofia, non ha reso loro la vita facile, anzi, ma hanno davvero raccolto la sfida.
Abbiamo cercato di costruire qualcosa che, speriamo, abbia un potenziale di sviluppo piuttosto elevato. Quello che si vuole evitare è un'auto che sia ottimizzata all'interno della sua finestra ma che manchi di potenziale di sviluppo. Abbiamo cercato di fare il contrario, ed è per questo che ci siamo concentrati sui fondamentali, dedicando loro tutti i nostri sforzi, sapendo che alcuni degli elementi aggiuntivi – ali, carrozzeria, cose che possono essere modificate durante la stagione – avranno, si spera, un potenziale di sviluppo”.
Tutta un'altra Aston Martin già a Melbourne
Prossima tappa, il 9 febbraio, la presentazione della vettura con la livrea ufficiale, poi tre giorni di test in Bahrain (11-13 febbraio) e l’ultima sessione dal 18 al 20. Se la prima specifica della AMR26 ha stupito, Newey rivela come a Melbourne, primo GP dell’anno, vedremo una macchina “molto diversa rispetto a quella di Barcellona e, ad Abu Dhabi, sarà ancora una macchina molto diversa rispetto a Melbourne”.
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