Test F1 Barcellona a porte chiuse, cosa si è persa la F1: un'occasione mancata?

L'enorme interesse riscosso da questi test catalani è stato inversamente proporzionale a quanto concesso: la F1 dovrebbe essere lusingata 
Test F1 Barcellona a porte chiuse, cosa si è persa la F1: un'occasione mancata?
© Red Bull Racing

Matteo NovembriniMatteo Novembrini

Pubblicato il 31 gennaio 2026, 10:16

E' una lusinga, di quelle che fanno più piacere. La F1 dovrebbe compiacersi, per l'interesse che c'è stato attorno ai test di Barcellona. Un'attenzione particolare, un interesse genuino per questo primo passo delle nuove monoposto, con una voglia di scoprire che non è mai scemata nel corso della settimana catalana.

Quanto interesse per le nuove auto

C'erano da scoprire le monoposto, per prima cosa nelle loro forme definitive, dopo quei lanci patinati di livree, con soluzioni a volte nascoste ed a volte addirittura fasulle, modalità persino un po' stucchevoli di fronte all'interesse di chi guarda. Sia chiaro, il tentativo di nascondere fino all'ultimo le soluzioni è legittimo, ma potrebbe aiutare guidare il tifoso all'interno di certe dinamiche, senza magari "mascherare" la vettura come tante volte è invece accaduto. Dicevamo, la voglia di scoprire queste nuove macchine era tanta, snocciolata di volta in volta che qualcuno andava in pista, soprattutto tra chi ancora non si era fatto assolutamente vedere, tra demo test o filming day che fosse: la Red Bull lunedì, la McLaren mercoledì e l'Aston Martin giovedì nel tardo pomeriggio hanno catalizzato le attenzioni in modo profondo, a conferma che la tecnica non è una spiacevole e complicata faccenda esclusiva degli ingegneri, ma parte integrante della F1. 

 

 

Troppo presto per parlare di prestazioni

E meno male che dovevano essere test a porte chiuse, è poi venuto da pensare. Perché alla fine qualcosa è trapelato eccome, da questi test che hanno riscosso un interesse come forse avevano saputo fare, in epoca recente, solo i test di quattro anni fa, nel 2022, altro anno di rivoluzione regolamentare. Normale che sia così, di fronte ai grandi cambiamenti: perché ci sono da scoprire le vetture e poi c'è la voglia di capire chi ha azzeccato le nuove normative. Mentre si paragonavano le soluzioni tra questa e quella vettura, si doveva portare la pazienza di chi sa che Barcellona, in questa fase, è solo un grande "shakedown", una sorta di ricognizione generale senza risposte esaustive da dare, se non sul fronte dell'affidabilità. Perché era quello, lo scopo delle prove invernali in Catalogna: mettere insieme più chilometri possibili, raccogliendo i primi dati, verificare la tenuta dei sistemi, scoprire i motori, esplorare in ogni sfaccettatura propulsori e vetture.

Un'occasione persa

E' proprio per via del tema dell'"affidabilità", che la F1 ha voluto, o meglio dire ha provato, a girare a porte chiuse. E con F1 si intendono proprio i team, poco propensi a rischiare figuracce in mondovisione: con un cambiamento così grande, il rischio era di incorrere in momenti di impaccio in caso di rotture a ripetizione e stenti prolungati, da qui la volontà, divenuta decisione, di farne a meno dei test in diretta. Un peccato, perché vista la partecipazione su ogni canale possibile da parte dei tifosi, la sensazione è che si sia trattata di un'occasione persa. Magari non tutte le 40 ore di prove erano da trasmettere, ma di certo è stato troppo poco quel che è giunto dai team e dalla F1: poche immagini, qualche spezzone di video e poco più. E dire che i team hanno sottovalutato loro stessi, dato che non c'è stata assolutamente l'ecatombe che c'era stata in occasione dei primi test del 2014, lo spauracchio che ha portato appunto alla decisione di non trasmettere i test in diretta. Peccato: le scelte dei team sono rispettabili, comprensibili dal loro punto di vista, ma la sensazione del bambino a cui viene negato il dolcetto pur sapendo che c'è nella credenza non è stata il massimo. Nell'epoca in cui il Circus cerca a tutti i costi i "numeri" tra il pubblico, forse ci si poteva concedere un po' di più.

 

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