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Test F1 Barcellona: affidabilità già alta, Mercedes e Ferrari ok, Aston Martin in ritardo

Pubblicato il 31 gennaio 2026, 10:10 (Aggiornato il 31 gennaio 2026, 09:17)
Dal lunedì in cui Lando Norris si è svegliato in un albergo di Abu Dhabi da campione del mondo, al lunedì in cui la F1 si è ritrovata in fila nella pit-lane di Barcellona, sono passate appena sette settimane. Una cinquantina di giorni di stacco e niente più, per una delle pause invernali più brevi di sempre.
Barcellona aspettava, con i dubbi e le paure dei team, che probabilmente alla vigilia si sono fasciati la testa anche più del dovuto. Perché salvo poche eccezioni, il test è stato un successo: le prime risposte sono già arrivate, i primi timori già superati.
Livello di affidabilità già altissimo
Altro che inconvenienti, problemi di gioventù e rischi di figuracce. La F1 ha provato a negarsi ad un pubblico trepidante per paura di brutte figure, ma la verità è che i team hanno sottovalutato loro stessi: si è girato eccome, nei test di Barcellona. Considerando che fosse tutto nuovo, le prove catalane sono state un successo: niente a che vedere con il 2014 a Jerez, quando i problemi di svezzamento furono molto più numerosi e profondi. Stavolta no: qualche eccezione c'è stata, ma la maggioranza delle squadre ha trovato una regolarità in pista andata a crescere con il passare dei giorni. Questo dà l'idea di quanto i sistemi di simulazione siano divenuti molto più efficaci in poco più di un decennio, perché un livello di affidabilità così alto sin dal primo test è un plauso alla bravura ed alla capacità degli ingegneri che popolano la F1.
C'è tempo per gomme e assetti
Il chilometraggio era la priorità assoluta per tutti. Programmi diversi, ma tutti nell'ottica di andare a raccogliere più dati possibili e di esplorare fino in fondo macchine e motori: ancor prima di conoscere gomme e sperimentare con gli assetti, era fondamentale andare a "conoscere" la macchina e soprattutto il motore, le cui modalità di utilizzo faranno presumibilmente una differenza enorme, soprattutto nelle prime gare. Un po' perché non era prioritario, un po' perché le porte chiuse hanno negato molto, ma nelle poche interviste concesse ai canali ufficiali della F1 i protagonisti hanno parlato tutti quanti di "scoperta" e molto poco di set-up e quant'altro, proprio perché non è questo il momento per fare certe valutazioni. Certo una prima esplorazione in quel senso c'è stata, ma niente di troppo profondo. Un secondo livello di approfondimento ci sarà in Bahrain (11-13 febbraio), nella seconda sessione invernale, lasciando alla terza (18-20 febbraio) l'affinamento definitivo in vista di Melbourne.
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