Red Bull RB22, colori a parte è la power unit DM la protagonista

La sigla è un omaggio a una figura cruciale per Red Bull. Mekies non nasconde le sfide, Hodgkinson certo della legalità del propulsore: "Tanto rumore per nulla"
Red Bull RB22, colori a parte è la power unit DM la protagonista

Fabiano PolimeniFabiano Polimeni

Pubblicato il 16 gennaio 2026, 10:19

Spazio all’estetica, alle valutazioni “mi piace, non mi piace”, intorno alla Red Bull RB22 presentata a Detroit. O meglio: la livrea, l’abbinamento dei colori che saranno sulla monoposto in azione dal GP d’Australia. A Barcellona, infatti, tutte le squadre gireranno con grafiche camouflage, in 5 giornate di test, dal 26 al 30 (di cui solo 3 spendibili in pista da ciascun team) che valgono come prove private per svezzare i progetti 2026.

I colori presentati da Red Bull ricordano da vicino le finiture lucide e metallizzate delle monoposto che la squadra mandò in pista tra il 2010 e il 2015. Si supera la fase dei colori “matte”, opachi.

 

Telaio e power unit fatti in casa

Ma c’è altro che conta del debutto ufficiale di Red Bull e Ford sulla scena 2026. Sono gli interrogativi sulla competitività che riuscirà a produrre in pista, con la power unit realizzata, per la prima volta, interamente in casa.

"Stiamo entrando in un momento cruciale per la Formula 1. Sarà il più grande cambiamento di regolamento nella storia, ma non era abbastanza: è anche il momento in cui abbiamo deciso di realizzare il nostro propulsore, con l'incredibile supporto del nostro partner strategico Ford, al nostro fianco sin dai primi giorni.

È una sfida folle, forse una sfida che solo un'azienda come Red Bull e Ford poteva decidere di affrontare: è proprio per questo che siamo qui. Sarà un anno pieno di sfide ed è questo che ci unisce, ha commentato Laurent Mekies, dallo scorso luglio nuovo dominus in Red Bull Racing. Non si può dimenticare come l’avventura Red Bull Powertrains, supportata sempre più da Ford, non solo sulla componente elettrica, sia nata da una mossa di Horner e Marko, quando il team era sul punto di definire un accordo per la collaborazione con Porsche. Saltò tutto sulla base dell’indipendenza decisionale voluta da Red Bull, da Horner.

 

 

La power unit ha le iniziali di Mateschitz

Da lì la decisione di andare da soli, fare tutto in casa, con il placet di Dietrich Mateschitz. Ecco, la power unit è la DM 01, iniziali che sono l’omaggio al fondatore dell’impero Red Bull, scomparso nel 2022.

“È la sua visione, il suo coraggio, quello spirito Red Bull. È lui il motivo per cui oggi siamo tutti qui. All'epoca prese quella decisione incredibile di intraprendere la strada della completa indipendenza per quanto riguarda il telaio e il propulsore. Non si lasciò spaventare dalla portata della sfida e oggi abbiamo l'opportunità di rendergli omaggio e, speriamo, di renderlo orgoglioso”, ancora Mekies.

Il lavoro di 700 tecnici destinati esclusivamente allo sviluppo della power unit verrà misurato in pista. Dai test di Barcellona e del Bahrain per giudicare, anzitutto, l’affidabilità, che sarà cruciale in avvio di stagione. Poi, per le prestazioni.

Red Bull motorista avrà bisogno di tempo

"Dopo tutto quello che abbiamo detto sulla portata della sfida, sul fatto di partire da zero e costruire tutto daccapo, penso che affrontare il primo anno e la prima gara pensando di essere subito al livello dei concorrenti - che lo fanno da anni - sarebbe ingenuo e non lo siamo”, spiega il team principal.

"Sappiamo che ci saranno molte difficoltà, molti grattacapi e notti insonni, è per questo che siamo qui. Abbiamo la certezza di aver messo insieme un gruppo di persone straordinarie, di partner straordinari e supereremo le difficoltà.

Alla fine ne usciremo vincitori. Abbiate pazienza nei primi mesi e penso che queste difficoltà iniziali saranno un buon promemoria di quanto abbiamo dovuto affrontare per arrivare alla vittoria finale”.

Rapporto di compressione: tanto rumore per nulla

Red Bull è finita al centro del primo caso tecnico del 2026, che attende un’ulteriore riunione tra Fia e motoristi il prossimo 22 gennaio, per capire come agire sulla presunta intuizione di Mercedes e Red Bull in merito all’incremento del rapporto di compressione, dal 16:1 prescritto dal regolamento in condizioni di misurazione non durante l’esercizio, al 18:1 ottenuto durante il ciclo di funzionamento del propulsore.

Sul tema, il direttore tecnico della divisione motori, Ben Hodgkinson, ha riportato la vicenda entro i confini della certezza RBPT sull’operato: “C’è nervosismo, da parte di diversi motoristi, che possano esserci delle soluzioni ingegneristiche furbe da alcune squadre. Non so quanto darvi ascolto, sinceramente.

Faccio questo lavoro da molto tempo ed è solo tanto rumore: devi correre la tua gara, so cosa stiamo facendo e sono fiducioso che sia legale. Ovviamente abbiamo portato la power unit a limite estremo di quanto concedono i regolamenti e sarei sorpreso se qualcuno non l’avesse fatto. Sospetto che si tratti di tanto rumore sul nulla, mi aspetto che tutti si posizionino a 16”.

 

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