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F1 2026, ansie e speranze: Audi

Pubblicato il 15 gennaio 2026, 12:51
Le ansie: fare passi indietro
Non fare passi avanti, del resto, significa farne qualcuno indietro o alla peggio stare fermi. Non è quello che vogliono tra Hinwil e Neuburg, sebbene alla vigilia del campionato sia davvero difficile fare pronostici: perché un conto è dire, o quantomeno provare ad indicare, chi sarà in lotta per il titolo oppure no, un conto invece è fare una scala dei valori all'alba di una rivoluzione tecnica che, come tutte le rivoluzioni, sarà pronta ad offrire sorprese impensabili e tonfi clamorosi. Per Audi, la speranza di essere tra le prime si accompagna al timore di essere tra le seconde: molto è legato al già citato motore Audi, chiamato a dare garanzie innanzitutto di tenuta (il vero obiettivo del debutto, secondo Binotto). Nelle ultime annate il team ha vissuto una metamorfosi non ancora completata, che procede su più piani: un lungo processo di reclutamento (da 300 a 700 dipendenti), ristrutturazione della sede, una nuova sfida data dal fatto di avere, per la prima volta, un motore sviluppato in proprio e da integrare in macchina con tempistiche precise.
In pista Wheatley ha provato a metterci del suo ed i pit-stop, incubo nel 2024 e punto di forza nel 2025, sono stati una prima avvisaglia di un cambio di passo; a suo modo lo è stata anche quella reazione con gli aggiornamenti che hanno cambiato volto e destino alla vecchia C45. In squadra si è cercato di distribuire in maniera "orizzontale" deleghe e responsabilità, e almeno nel 2025 le cose sono andate bene: si punterà a non disperdere certe lezioni, perché i passi indietro sono l'ultima cosa che l'Audi vuole e, in ultima analisi, sono la prima cosa da evitare quando davanti si ha una montagna da scalare, metafora del percorso da fare per arrivare al vertice.
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