GP Giappone 1995: primo ed unico titolo Costruttori per la Benetton

Trent'anni fa, nell'annata dominata da Michael Schumacher, la Benetton si assicurava il suo primo ed unico titolo Costruttori: accadeva a Suzuka, al GP Giappone, il 29 ottobre 1995
GP Giappone 1995: primo ed unico titolo Costruttori per la Benetton
© Account X ufficiale di Michael Schumacher

Matteo NovembriniMatteo Novembrini

Pubblicato il 29 ottobre 2025, 14:03

"Ad un certo punto mi capitò di essere salutato, in giro per il mondo, come produttore di macchine da Gran Premio: la realtà aveva superato la fantasia". A parlare era Gilberto Benetton, terzogenito dei quattro figli di Leone Benetton e Rosa Carniato. 

Faceva effetto anche lui, che rispetto al fratello Luciano era sempre stato più appartato, che il suo volto ed il suo nome fossero diventati, in quell'epoca, più riconducibili alla Formula 1 che all'abbigliamento. Eppure, era così: perché era l'epoca dei successi di Michael Schumacher sulla sua Benetton, un biennio che ha fatto la storia.

Non era solo una bella operazione di marketing

Gilberto, in famiglia, ha sempre avuto un ruolo più di gestione, come se fosse il "contabile" dei Benetton. Più estroverso, nel mondo del mercato, era suo fratello Luciano: ovvero, l'uomo che cominciò sponsorizzando la Toleman e si fece venire il desiderio, a poco a poco, di avere una squadra tutta sua. Un po' come la Red Bull dei giorni nostri, che dalle sponsorizzazioni è arrivata ad avere una scuderia. E proprio come la Red Bull, anche quella Benetton passò dalle battute del paddock a dominare il mondo dei GP. Con le loro livree, con le loro macchine colorate come Arlecchino, Benetton sembrava essere sbarcata nel Circus solo per promozione del marchio e niente più: quando invece arrivò sul tetto del mondo, in tanti dovettero ricredersi.

Il canto del cigno

Sul tetto del mondo ci arrivarono tre volte in due anni: due volte con Michael Schumacher per il titolo Piloti (1994 e 1995), ed una volta per il titolo Costruttori (1995). Ed è proprio del titolo Costruttori, che qui parliamo: un titolo che, in 29 ottobre 1995, fu conquistato in quella stupenda pista che è Suzuka. Un traguardo che dunque compie 30 anni oggi, in quello che fu il canto del cigno dell'epopea Benetton: non fu l'ultima vittoria in gara (quella sarebbe arrivata due anni dopo, con Berger), ma fu l'ultimo, vero capitolo della Benetton iridata. Il GP Giappone, quell'anno, era il penultimo round del mondiale: Schumacher 1°, Herbert 3° e colpo da ko alla Williams, matematicamente fuori dai giochi per il titolo a squadre con una gara d'anticipo. Nessuno poteva saperlo, ma quel giorno avrebbe avuto il sapore del commiato: perché Schumi aveva già deciso di intraprendere il percorso in Ferrari a partire dal 1996, ed ovviamente in Benetton niente sarebbe stato più come prima.

Annata donominata

La stagione era cominciata con delle novità ma anche tante certezze. A Ponzano Veneto, nel togliere i veli alla B195, avevano fatto risuonare nell'aria il pezzo dei Queen, "We are the champions": noi siamo i campioni. Lo erano, i campioni: il titolo Piloti 1994 era finito, dopo la polemica di Adelaide, a Schumi. All'epoca Flavio Briatore, a capo del team, era ancora solito bistrattare il titolo Costruttori: "E' la coppa del nonno". Si rese conto che in fondo, vincerlo, non era poi così male. E con un Johnny Herbert da perfetto numero 2 di Schumi, quel titolo sarebbe arrivato. Herbert, dopo aver corso con la Benetton le ultime due gare del '94, era stato confermato: era una delle novità, anche se la più grande riguardava il motore. Dopo aver vinto con il Ford 8 cilindri, Briatore aveva contattato la Renault, fornitrice della Williams: era riuscito a farsi dare il V10 francese e quello era stato un altro passo verso la supremazia. Nel 1995, ci sarebbe stata poca storia.

Nuove erano anche alcune regole: la tragedia di Senna aveva lasciato il segno e la Federazione aveva puntato a ridurre le prestazioni. Per i motori si tornò ai 3000cc, venne introdotto il fondo scalinato e furono riviste le dimensioni delle ali. Per il resto, la B195 era in continuità con la B194: Ross Brawn e Rory Byrne non tradirono le attese e Schumi fece il resto. Perché se il mondiale 1994, anche per vicissitudini varie (due squalifiche più altri due GP da saltare), era stato vinto in apnea all'ultima gara, per il 1995 non ci fu storia. Solo dopo l'Ungheria, con Hill vincitore e Michael 11°, il mondiale parve riaprirsi: ma non ci metterà molto il tedesco a distruggere le speranze del figlio d'arte. E così, il secondo alloro di Schumi divenne più telefonato del suo passaggio in Ferrari: la certezza del trasferimento arrivò solo in pieno agosto, ma l'affare era di fatto già concluso a primavera inoltrata, al di là delle smentite di rito. Michael chiuse la pratica ad Aida, nel secondo ed ultimo GP del Pacifico della storia: una settimana dopo, restava solo da portare a casa pure il Costruttori.

Una corona speciale

C'erano stati degli alti e bassi, in quella stagione: tante vittorie (alcune superlative, come quella di Spa) ma anche qualche passaggio a vuoto, come Silverstone o Monza, con Michael messo fuori da Hill. Curiosamente, in entrambi i casi aveva vinto l'altra Benetton di Herbert: al posto giusto al momento giusto. Anche questo aveva aiutato la squadra anglo-italiana a mettersi nelle condizioni giuste per quel primo ed unico titolo Costruttori vinto nella sua storia. Un titolo speciale, forse non sempre ricordato, ma di grande portata: i Benetton divennero i primi titolari italiani di una scuderia ad imporsi in F1 dopo Enzo Ferrari. Il titolo, come detto, fu raggiunto in una Suzuka che fu felice, per l'azzurro della Benetton: il monologo di Schumi fece da contraltare agli errori dei piloti Williams, Hill e Coulthard, mentre Herbert si assicurava il gradino più basso del podio e con esso i punti necessari per chiudere subito la pratica iridata. Il GP d'Australia, vinto da Hill, fu buono solo per le statistiche. Il re era Michael Schumacher, la regina era la Benetton. Con quella sua unica corona iridata tra i Costruttori che oggi, 30 anni dopo, è ancora un ricordo prezioso.

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