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26 ago 2025
Do un’occhiata a quello che pomposamente viene definito il mercato Piloti della Formula Uno e resto basito. A parte i grandi nomi, sempre i soliti, di cui si chiacchiera tanto e non si muove quasi mai niente, la parte veramente interessante riguarda i team di media e bassa classifica, più la debuttante e attesissima Cadillac, che è il vero nuovo polo magnetico di chi spera in un posto insperato.
Sentiti i nomi che girano? Valtteri Bottas è il re della mezza stagione, ma, nel frattempo, è stato riesumato pure Sergio Perez. E meno male che dall’Australia Daniel Ricciardo - peraltro pure infortunatosi mentre faceva motocross per diletto, con una lieve lesione alla clavicola: auguoni! - ha fatto sapere che non ha alcuna intenzione di tornare in ballo, sennò magari un abitacolo si trovava anche per lui. O, che so, una guardiola da custode.
Insomma, comunque vada, questa cosa è molto strana.
Okay, il 2025 è stato l’anno della tanta fiducia accordata ai giovani, con dei rookie in azione quali Kimi Antonelli alla Mercedes, Oliver Bearman alla Haas, Gabriel Bortoleto alla Sauber, Jack Doohan alla Alpine, Isack Hadjar alla Racing Bulls e Liam Lawson, finalmente alla prima stagione completa, diviso tra Red Bull e squadra satellite, sempre sia lodata.
Però c’è un però. Negli ultimi tre anni due volte su tre i vincitori della F.2 sono rimasti fuori dalla F.1, senza disputare neanche un Gran Premio, vale a dire Felipe Drugovich e Theo Pourchaire che pure fermi non sembravano.
E del campionato attuale si parla solo e non poco dell’irlandese Alex Dunne, pilota dell’Academy McLaren, a oggi quinto in una classifica che vede il nostro Leonardo Fornaroli sorprendente e meritato leader, seguito dallo statunitense Jak Crawford, dall’olandese Richard Verschoor e dal britannico Luke Browning, in quota Williams.
Solo che costoro non sembrano minimamente in predicato di avere richieste per un posto da titolare in F.1 - e con chi, d’altronde? -, mentre il meglio messo di tutti è il politicamente messo bene Arvid Lindblad, britannico, il quale è in predicato, predicatissimo, per un posto in Racing Bulls, anche se in formula cadetta ne ha sei davanti in classifica, compreso il non irresistibile Pepe Martì.
La mia sensazione? Finalmente una nuova generazione di giovani è arrivata in Formula Uno, ma si fa una gran fatica ad archiviare la vecchia guardia, a costo di riesumare i Bottas e i Perez. La Formula Uno continua a essere un circolo chiuso quanto quasi impenetrabile, a dispetto dei meriti di tanti ragazzi bravissimi.
E questo per vari motivi. Punto primo, una squadra da Gran Premio deve per forza mettere in campo gente esperta, che sbatte poco e prende qualche puntaccio, senno i soldi non entrano. Agganciando la ripartizione degli utili al mondiale Costruttori, non fa comodo a nessuno, in teora, puntare su un baby focoso e indecifrabile.
Meglio un sano e onesto Bottas a un’incognita qualsiasi. Della serie, questi capi di team fanno i mitici, però corrono tenendo presenti i benefici della mutua. O se un giovane viene preso, be’, allora tanti, tantissimi soldi, deve portarli preventivamente, vedi Colapinto o anche Doohan, altro buon pagatore, così se costoro non fanno punteggio, pazienza, dai, ché i bonifici li hanno già emessi. E poi c’è la faccenda delle Academy.
Non ho nulla in contrario alle scuole dei team, però una cosa vorrei dirla. Se non si tiene nel dovuto conto delle classifiche annuali della F.2, allora questa categoria che senso ha?
Correrci costa tanto quanto fare una guerra, quindi perché mai uno dovrebbe militarci e perfino vincere, quando il rischio alla fine è che, dopo aver trionfato, ti diano solo una giacca a vento rosa con la premessa che non debutterai in F.1 e con la promessa che ti scatteranno quattro foto, spacciandoti per un tester quando i test medesimi sono praticamente a zero per regolamento?
Si dice tanto di Piastri, adesso, ma ricordiamoci che il più gran talento emergente del Circus di oggi è stato un anno fermo a girarsi i pollici e, se non si spicciava a lasciare l’Alpine della McLaren, a quest’ora stava a dare di rastello alle spiagge, a ora di cena.
Cioè, se tanto chi arriva in F.1 è già scelto e deciso dalle potentissime Academy, che cavolo ci sta a fare la F.2? Tanto vale smetterle, le categorie promozionali, e affidare alle Academy e ai loro simulatori le selezioni e le cooptazioni dei piloti, tanto questi fanno come gli pare. E magari ci prendono anche.
Tanto per fare un esempio, ormai la Red Bull è diventata la prima e unica squadra della F.1 in grado di costruirsi telai, motori e piloti. Altro che bibitari. Macché asemblatori. Dall’anno prossimo si faranno in casa anche i propulsori. Tutto quello che porteranno in F.1 sarà scelto, allevato, pensato e selezionato da loro, a volte, anzi, spesso, sul piano umano a prescindere dai risultati e dalle graduatorie dei campionati promozionali, perché i loro boys, comunque vada(no), possono e devono andare avanti. Vedi il pur bravo debuttante Lindblad dalla F.2. È che, vedete, le classifiche dei campionati per noi erano e dovrebbero essere come i concorsi pubblici notarili e della magistratura. Ai risultati che emergono dobbiamo e vogliamo credere, sennò tutto il sistema salta, diventando un pentolone di mago Merlino. Dal quale, tornando alle auto, ogni anno escono strane cose, facendone capitare di ancor più strane.
Tipo, in presenza di tanti giovani promettenti e ineteressanti, andare a ravanare nell’unto della frittura stracca per tirare fuori nomi alla Valtteri Bottas o, peggio ancora alla Sergio Perez. Così, gira, gira, altro che novità strabilianti: se il mercato è l’indice e la cartina tornasole di un sistema, questa qua sembra tanto la impiegatizia Formula Uno dell’usato sicuro.
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