Ferrari SF-23, verace e ricca di continuità

Presentazione per duri e puri per una Rossa che evolve la F1-75

Mario DonniniMario Donnini

Pubblicato il 14 febbraio 2023, 16:05 (Aggiornato il 14 febbraio 2023, 16:05)

E così è arrivata la nuova Ferrari, la superattesa SF-23, sessantottesima della saga del Cavallino Rampante in F.1. Due aggettivi per capirci e capirla meglio? Verace ed evolutiva.

La Ferrari ha rispettato i suoi tifosi

Certo che sì, tanto per cominciare verace assai, perché in una F.1 orrenda, finta, fake e distante dalla gente che mediamente antepone rendering, maquette, presentazioni farlocche e modelli vecchi contrabbandati per nuovi, la Casa di Maranello si prende il lusso di rispettare alla grande i suoi tifosi. Portandone addirittura un manipolo a Fiorano e deliziandoli di uno stupendo shakedown, con un giro di avviamento che fa subito seguito alle immagini youtube urbi et orbi, destando entusiasmo, adrenalina e senso d’appartenenza. A privilegiare passione ed emozione alla comunicazione. E su questo e grazie a questo la Rossa ha già vinto la prima sfida: quella dello stile e del rispetto degli appassionati.

La SF-23 raccoglie il testimone dalla F1-75

Poi c’è lei, la SF-23. Chi si aspettava una monoposto di rottura con passato o una soluzione di continuità con la F1-75, è rimasto poco felice. Ma, d’altronde, perché mai ripartire da zero, potendo contare un modello precedente competitivo, fin dall’inizio indovinato e solo da migliorare. La linea, la strada prescelta è quella della continuità evolutiva, quindi. D’altronde i difetti e i problemi dell’era Ferrari di Binotto erano quasi tutti invisibili ad occhio nudo ed andavano curati e possibilmente risolti non affrontando necessariamente rivoluzioni esteticamente eclatanti. La SF-23 nasce per essere ragionevolmente più performante e assai più affidabile della monoposto che l’ha preceduta, anche perché il freezing, ossia il congelamento in atto, non rende possibile chissà quale incremento devastante di cavalleria, ma solo gestione più razionale e auspicabilmente ideale. Ecco.

Più affidabile

La SF-23 si dovrebbe rompere di meno, sotto pressione, se non per niente. Poi dovrebbe poter contare su un muretto che dal punto di vista tattico-strategico sbaglia di meno, se non per niente. E sui soliti piloti, Charles Leclerc e Carlos Sainz, tosti, ultracompetitivi ed in grado di spingere alla grande, sbagliando di meno, se non per niente. Quindi il salto di qualità globale e tanto atteso riguarda la macchina, anche essa, ma non dipende né passa per la sua forma, bensì, soprattutto per la sostanza. Garantita e ben amalgamata da Frederic Vasseur, al suo primo vernissage rosso, pronto a promettere che già nel secondo, l’anno prossimo, parlerà italiano. Quindi, okay, la presa d’aria Naca non c’è più, la scritta Ferrari campeggia sull’ala posteriore a dare un tocco di fascino identitario e di nero ce ne è tanto, forse perché meno vernice c’è sul carbonio e più la macchina risulta leggera. Tanto che Ferrari e Alfa Romeo-Sauber in movimento potrebbero anche sembrare assai simili.

Anche se ciascuna punta a una sua specifica destinazione all’interno del gruppone della F.1 e, come Vasseur ha tenuto a ribadire, la SF-23 nasce con l’unico target possibile di provare a vincere il mondiale. In bocca al lupo, bolide, e forza Ferrari!

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