Il contrasto Vettel-Kvyat, non solo in pista

Un incidente di gara senza contatto che è stato "aggravato" da alcune situazioni collaterali, quello al via del GP di Cina
https://www.google.com/preferences/source?q=autosprint.it, as

Pubblicato il 17 aprile 2016, 15:02

Si potrebbe e si dovrebbe liquidare la vicenda Vettel-Kvyat, per quanto successo in Cina alla prima curva, dicendo che è stato un incidente di gara. La razionalità fa dire questo. Perché in una situazione convulsa come è la prima staccata di un Gran Premio dopo il via, è normale che ci sia caos, che le macchine si spingano, che qualcuno entri duro, che un pilota ci rimetta la posizione oppure finisca per toccarsi con qualcun altro (come dietro è successo a Grosjean e Hamilton). Senza che si possa attribuire una vera responsabilità a qualcuno o trovare un “colpevole” da punire. In fondo il termine ”incidente di gara” è stato inventato proprio per sottolineare il concorso di colpa e non condannare nessuno. Come dire: una toccata, una collisione non è colpa o responsabilità di un pilota in particolare ma della situazione di agonismo che è insita nelle corse automobilistiche. A difesa di Kvyat va detto che è entrato molto ma molto veloce all'interno di Vettel, ma il varco c'era. E se Kvyat è riuscito a fare girare la macchina e seguire la traiettoria, vuol dire che non era affatto oltre il limite fisico di guida (come pensa Vettel) altrimenti avrebbe allargato per sottosterzo e non sarebbe riuscito a voltare. Però a danno del russo c'è l'aggravante di quel sorrisetto strafottente con cui Kvyat ha accolto le critiche di Vettel nel retropodio. Un sorrisetto che però a nostro parere non era di scherno ma di sorpresa: forse il frutto del mix fra la gioia per il podio conquistato e nello stesso tempo lo stupore per la grinta con cui Vettel lo stava rimproverando. Probabilmente è anche quel sorrisetto che ha infastidito ulteriormente Seb e ne ha esasperato la reazione. Se vogliamo poi, nella vicenda non è stato del tutto incolpevole neanche Raikkonen, perché è lui che ha sbagliato l'ingresso, ha bloccato le ruote per non tamponare Rosberg, è finito largo e poi ha cercato di rientrare in traiettoria sorprendendo lo stesso Vettel, inducendolo a correggere una prima volta la sua traiettoria. Anche se Kimi è quello che ci ha rimesso più di tutti, quindi ha tutte le scusanti. Però nel caso della “quasi” collisione Vettel-Kvyat ci sono conseguenze e recriminazioni, sia agonistiche che psicologiche che non si possono ignorare. Vettel ha finito per travolgere il compagno di squadra e rovinare la sua gara. Questo può averlo fatto sentire talmente in colpa (ed è vero perché si è scusato più volte in gara via radio per l'accaduto) che ha esacerbato la sua rabbia contro Kvyat. Si sa quanto Vettel sia “aziendalista” ed essere stato proprio lui a danneggiare la corsa dell'altra Ferrari, probabilmente ha ingenerato in lui un sentimento di cui deve inconsciamente scaricare la responsabilità ad altri. Infine va tenuto presente che i grandi campioni, com'era Senna, com'era Prost e com'è oggi Vettel, tendono in casi del genere a salire un po' in cattedra per bacchettare i giovani irruenti e insegnargli il giusto rispetto agonistico nei confronti dei più esperti. Quindi per Vettel non è stata una situazione facile. Perché si è sentito nello stesso tempo in cuor suo “colpevole” del danno causato all'altra Ferrari sotto gli occhi del suo boss Marchionne, ma anche obbligato, come campione blasonato ed esperto a giudicare e rimproverare un ragazzino troppo arrembante (e forse pure arrogante) che voleva strafare. Proprio come fece il veterano Senna a Magny Cours '93 contro l'aggressivo Schumacher che lo aveva travolto in staccata. È difficile in quei casi distinguere quanto la valutazione del pilota “esperto” e nello stesso tempo “giudice” di una vicenda di cui è parte in causa, possa essere obiettiva e non invece di parte. E generata magari dal fastidio di essere stato sorpreso e battuto in una manovra (il sorpasso) di cui si ritiene il depositario più autorevole. Cosa che Seb non ammetterà mai. Infine curiosa l'analogia tra il caso Vettel-Kvyat e la pace armata Senna-Prost a Monza di 25 anni fa. Il giornalista che faceva le interviste sul podio, in Cina, s’è complimentato con Vettel e Kvyat per essersi stretti la mano a fine gara. Proprio come successe a Monza 1990 fra Prost e Senna quando furono indotti a darsi la mano per seppellire le polemiche. Ma quella volta Ayrton strinse controvoglia la mano che Prost gli aveva allungato, tanto che due mesi dopo buttò fuori pista il francese a Suzuka. Speriamo non succeda lo stesso fra Vettel e Kvyat nei prossimi Gp. Anche se ora i tempi sono cambiati e probabilmente la polemica si spegnerà presto. Anche perché il carisma di Vettel e Kvyat e anche il loro livello sportivo è ben diverso fra loro di quanto era quello Senna-Prost. Alberto Sabbatini Chinese Grand Prix

Iscriviti alla newsletter

Le notizie più importanti, tutte le settimane, gratis nella tua mail

Premendo il tasto “Iscriviti ora” dichiaro di aver letto la nostra Privacy Policy e di accettare le Condizioni Generali di Utilizzo dei Siti e di Vendita.

Commenti

Loading