Per “giustificare” il dominio Mercedes nelle ultime stagioni si è fatto ricorso alla storia recente, un fatto fisiologico: dopo la supremazia Ferrari e quella Red Bull, tocca i tedeschi. Il presidente della FIA, Jean Todt, va oltre, guarda ad altri sport per far rientrare nei binari della normalità una supremazia difficile da scalfire, almeno nel brevissimo periodo: «Sarei più felice se ci fossero vincitori diversi a ogni gara, ma non accadrà mai. Fasi di dominio vanno accettate, sono parte dello sport, non solo nel mondo delle corse, ci sono nel calcio, nel tennis, atletica, rugby, ovunque; perché non rispettarle anche nel motorsport?».
Cicli vincenti è vero fanno parte dello sport e sono diffusi, ma la F1 ha qualcosa di diverso dagli altri e i periodi di supremazia assoluta di una scuderia non sono direttamente equiparabili con altre discipline. Il fattore regolamentare, le norme che tracciano i “limiti” del gioco, hanno un ruolo chiave per spostare gli equilibri.
«La negatività che circonda il motorsport è assolutamente ingiusta, però posso accettare le critiche costruttive. Ovviamente non sono soddisfatto, credo che la lotta potrebbe essere migliore e, a porte chiuse, quando ci riuniamo, proviamo a migliorare le cose», ha commentato ad Autosport.
Più volte si è criticata la mancanza di decisionismo da parte della Federazione, a dire di molti troppo democratica nel processo di adozione delle nuove norme, fino ad arrivare a un “immobilismo” per gli interessi contrapposti e inconciliabili delle scuderie. Si può cambiare, ma a condizioni precise: «Esistendo un Patto della Concordia firmato, c’è una goverance precisa, con diritti in capo al detentore dei diritti commerciali, i team e l’organo di governo dello sport. Detto ciò, in veste di presidente della FIA non avrei alcun problema se tutta l’autorità regolamentare e legislativa venisse data alla Federazione, ma per farlo si dovrebbe firmare un Patto della Concordia diverso. Se sta bene a tutti gli altri, sarò felice di seguire questa strada, ma so che non è così».Fabiano Polimeni
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