Analisi GP Malesia: questione di distacchi

Ancora un quarto posto per la Ferrari, ma il recupero c’è stato
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Analisi GP Malesia: questione di distacchi

Pubblicato il 30 marzo 2014, 16:12

La gara di Sepang ha confermato la supremazia Mercedes e il recupero della Red Bull, come pure il ruolo di terza forza in campo della Ferrari. Che se non piacerà ai ferraristi più sanguigni, è pur sempre meglio di McLaren e Williams che dopo i test invernali erano già state “santificate” come superiori dagli stessi che continuano a criticare. Intendiamoci: un team blasonato come quello rosso non può certo accontentarsi di questi risultati, ma evitiamo di vedere a tutti costi un bicchiere... completamente vuoto. Perché con Kimi Raikkonen fuori gioco non per colpa sua né della squadra, il risultato di Fernando Alonso va valutato non come un “ancora quarto”, o almeno non solo: in una gara che ha proposto distacchi netti fra i vari protagonisti, è arrivato a 36 secondi di ritardo dal dominatore Lewis Hamilton, quando in Australia il divario finale da Nico Rosberg era stato sì praticamente identico: ma se consideriamo anche la neutralizzazione della safety-car, potremmo parlare di un distacco “reale” di quasi un minuto, a Melbourne. In più là il tedesco aveva “passeggiato”, quando invece in Malesia ha viaggiato di conserva in ottica campionato solo dopo aver provato a vedere se riusciva ad avvicinarsi al compagno di squadra, senza successo. Perché qui Hamilton aveva davvero un ritmo inattaccabile e l’ha tenuto per tutta la gara, come dimostra anche il giro più veloce ottenuto sul finire e con le gomme hard. Dunque in realtà la Ferrari sta tenendo il passo e, anzi, recuperando qualcosa. Williams e McLaren non possono dire altrettanto, per esempio. Con tutto che sicuramente c’è sempre da puntare al massimo e soprattutto da valutare, una volta rientrati a Maranello - quindi diremmo dopo il Bahrain - come Alonso possa recuperare ancora di più. Con una particolare attenzione al motivo per cui Kimi Raikkonen, pur con tutte le sfortune connesse alla ruota che gli è stata bucata da Magnussen, abbia poi faticato così tanto nel recuperare, anche contro macchine come la Lotus di Grosjean che non è certo quella del 2013. Sembra però che nel giro di rientro a ruota bucata avesse danneggiato sensibilmente il fondo, e quindi che la sua F14 T fosse tutt’altro che efficiente. Insomma, non fasciamoci (ancora) la testa dopo soli due GP, lasciamo lavorare i tecnici Ferrari come sanno fare senza mettere troppa pressione “inutile” e dispersiva, ricordandoci anche che il vantaggio sul versante “elettrico” che ha attualmente la Mercedes - che dispone di un Ers molto più a punto delle altre squadre, più che una supremazia “meccanica” - è qualcosa che potrà essere recuperato man mano si prende confidenza con questi nuovi sistemi. Anche perché questi ultimi non sono certo nel DNA storico della Ferrari: quando Enzo diceva che costruiva motori e ci piazzava quattro ruote attorno, siamo certi avesse in mente solo pistoni e bielle... Maurizio Voltini

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