Kimi oscura il pianeta Rosso

Lo strepitoso stato di forma di Antonelli e la sua conseguente striscia di risultati top accompagnata alla grande dalla impressionante prestazionalità della Mercedes sono tutti fattori che vedono letteralmente impallare la Ferrari. Messa in secondo piano coi suoi problemi dalle continue imprese del pilota italiano e dalla sua monoposto
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Kimi oscura il pianeta Rosso
© Getty Images

Andrea CordovaniAndrea Cordovani

Pubblicato il 22 settembre 2026, 09:14

C'è un paradosso colossale, squisitamentre e dolorosamente italiano, che va in scena in questa stramba stagione di motori. Un cortocircuito che fotografa il nostro Paese meglio di un trattato di sociologia: da una parte abbiamo il genio individuale che giganteggia, dall’altra l’istituzione che si incarta su se stessa. Da un lato c’è Kimi Antonelli, un ragazzino che cavalca il vento e domina il Mondiale di Formula 1; dall’altro c’è l’Eclissi Rossa. La Ferrari, orgoglio nazionale e mito globale, che non sale più sul podio dallo sbiadito Gran Premio del Belgio ed esce, mesta e a capo chino, dalla lotta per i titoli iridati.

Ferrari, cala il sipario sulle speranze iridate

I numeri, implacabili come sempre, somigliano a una condanna senza appello. In soli tre fine settimana - un battito di ciglia nel calendario della Formula 1 - il divario di Lewis Hamilton dal leader del Mondiale Piloti è malinconicamente raddoppiato, precipitando da -50 a un abissale -101. Charles Leclerc, intanto, arranca a -125. Una Caporetto aritmetica che si specchia, fedele e crudele, nel campionato Costruttori, dove la Scuderia vede la Mercedes scappare sempre più lontano. Anche qui, la voragine si è spalancata a una velocità disarmante: dai 72 punti di ritardo registrati nel post-Hungaroring ai 145 punti di distacco certificati dopo il disastro di Madrid.

Altro che sognare la vetta. Ora, con la crescita prepotente della McLaren, a Maranello tocca guardarsi le spalle con ansia quasi fantozziana, avendo conservato un misero tesoretto di sole 52 lunghezze sulla terza piazza degli orange. Ma è il confronto italiano a fare più male, una ferita cosparsa di sale: otto vittorie per Antonelli al suo secondo anno in F.1. Con il trionfo spagnolo, il giovanotto ha quasi agganciato Leclerc, che in sette anni e mezzo di via crucis in rosso è fermo a quota nove. Senza, peraltro, aver mai potuto lottare davvero per un Mondiale.

Già, Charles. Sbarcato in Emilia nel 2019, ha visto applicato alla lettera il teorema del Gattopardo: tutto deve cambiare affinché nulla cambi. Ha visto sfilare compagni di squadra, amministratori delegati, team principal e faldoni di nuovi regolamenti. L’unica cosa rimasta immutabile, tragicamente fissa nel tempo, è che la Ferrari ha continuato a non vincere.

Ancora peggio dell’astinenza c’è questa conclamata, cronica incapacità di lottare fino alla fine. Da Budapest alla nuova tappa di Madrid, la parabola è quella di una caduta libera: la Rossa oggi è la quarta forza del campionato. In quattro gare ha racimolato la miseria di 73 punti. Meno della metà della Mercedes, 36 meno della McLaren. Incredibile: persino la Red Bull - che di fatto corre con il solo Verstappen - ha fatto meglio (76). Per mesi, l’onda anomala del “fenomeno Kimi” ha inebriato i tifosi, tolto pressione al gruppo e nascosto la polvere sotto il tappeto. Ma i nodi, tecnici e di gestione, sono venuti al pettine su piste che in teoria avrebbero dovuto esaltare il Cavallino. Compresa quella Madrid visitata in pompa magna a luglio per le riprese promozionali, trasformatasi nell’ennesima Waterloo.

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