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Hamilton, il risveglio del re

Pubblicato il 16 giugno 2026, 10:34
Centosei vittorie in carriera. Numeri da capogiro, vette siderali, inesplorate per qualsiasi altro corridore della storia umana. Eppure questa domenica, come sussurra lui stesso col volto stravolto dalla gioia e dalla stanchezza, è roba a parte. Non c’entra nulla con gli almanacchi, qui siamo nel campo della letteratura pura. «Ma questa è davvero qualcosa di unico», confessa candidamente il sette volte iridato. Perché non è affatto un caso se il destino, regista sublime, ha scelto proprio Barcellona per il suo riscatto. Sulla stessa identica striscia d’asfalto dove, trent’anni prima, nel memorabile e piovoso 1996, un altro Kaiser indi scusso diede il via alla sua maestosa epopea in rosso: Michael Schumacher. Il Montmeló anno da Michael e Lewis con un robusto filo scarlatto, unendoli magicamente nel segno della prima volta ferrarista. Un cerchio cosmico che si chiude con precisione chirurgica.
Sogno italiano tra Hamilton e Kimi Antonelli
«Grazie a tutti, ragazzi», urla via radio subito dopo aver attraversato la linea del traguardo, col cuore che galoppa impazzito sotto la tuta ignifuga. Lo dice in italiano, lingua ruvida per lui, che sta imparando a farsi bastare e a masticare. Poi entra nel paddock ancora profondamente frastornato dall’impresa, e la primissima immagine che consegna agli archivi di questo nuovo inizio è a dir poco dirompente. Il primo pilota a farsi largo tra la folla per stringerlo in un abbraccio genuino e totale non è un fedele gregario. È Kimi Antonelli. La giovinezza al potere, il futuro implacabile che bussa alla porta.
Proprio Kimi, che guida la Mercedes che per anni è appartenuta a Lewis, leader del Mondiale in carica tradito alle spalle dall’affidabilità ballerina della sua monoposto proprio quando viaggiava agilmente in seconda posizione, a un amen dalla fine. Il passaggio di consegne è stato momentaneamente, e splendidamente, rinviato. Adesso il Re ritrovato conta quarantuno lunghezze di svantaggio in classifica dal giovanissimo Kimi. Un distacco che appare abissale per i freddi matematici, ma che risulta quasi rassicurante per chi è appena fuggito con successo dal regno oscuro delle ombre. Ai cronisti che gli si accalcano in torno disordinatamente, chiedendogli se si sente di nuovo pronto e in lotta per il campionato del mondo, Lewis risponde senza alcun proclama sbruffone. Conosce benissimo quanto costano le illusioni in questo sport crudele. E con la pacifica tranquillità di chi è finalmente rinato dalle proprie ceneri, sentenzia saggio: «Ci proviamo!». E allora, giù il sipario.
Da questa clamorosa domenica di resurrezione estiva, da questa abissale delusione mutata miracolosamente in trionfo imperiale, l’orizzonte davanti al musetto della sua monoposto non è più un muro minaccioso contro cui schiantarsi. Sotto il cielo limpido e azzurro del la Spagna, non abbiamo assistito soltanto alla fine di un lungo digiuno collettivo o a una banale rimonta sportiva. Abbiamo visto cadere in frantumi una maschera pesante, e un campione monumentale spogliarsi definitivamente delle paure che lo tenevano in ostaggio. Forse a Barcellona, in un caldo pomeriggio d’inizio estate, la Ferrari e Lewis Hamilton hanno solamente scritto l’emozionante, attesissimo incipit di una nuova, bellissima storia.
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