Il cannibale bambino e l'assedio alla Rossa

Kimi Antonelli conquista Monaco ottenendo la quinta vittoria di fila e lasciando le briciole agli avversari. Nel frattempo, la Ferrari si prepara a difendere il trono alla 24 Ore di Le Mans
Il cannibale bambino e l'assedio alla Rossa
© Getty Images

Andrea CordovaniAndrea Cordovani

Pubblicato il 9 giugno 2026, 09:03

Monte Carlo cade a pezzi, ma lui no. L’asfalto del Principato è un colabrodo indegno di una vetrina sfarzosa, una trappola di buchi e brandelli scuri che sputa insidie, un tracciato che sembra volersi ribellare alla velocità. Eppure, Kimi Antonelli ci scivola sopra leggero. Più forte di tutto e del caos che da sempre accompagna la nevrotica roulette di Monaco.

In testa dall’inizio alla fine, padrone assoluto e incontestabile della corsa più iconica. Una sinfonia meccanica perfetta, suonata senza incertezze da un direttore d’orchestra ragazzino. Pause comprese, non ha mai ceduto un millimetro della sua supremazia, legittimando in gara una pole stupenda, strappata al sabato con l’arroganza dei predestinati. Quell’ultima curva, affrontata tutta di traverso sotto lo sguardo dei miliardari sui terrazzi, non è un banale azzardo di gioventù: è pura poesia sull’asfalto.

Kimi conquista Monaco 22 anni dopo Jarno

Di qua i miti consacrati, di là lui. Doppia persino George Russell, il suo compagno di squadra. E mentre l’inglese si fa lamentoso, prigioniero delle proprie frustrazioni, Kimi balla a pochi millimetri dai guardrail, accarezzando il pericolo senza farsi mordere. Quando la gara finalmente riparte, dopo l’ennesima sospensione e il frustrante balletto delle safety car, il ragazzo scompare. Rifila sei secondi e due decimi a Hamilton negli ultimi giri. Uno sgarbo regale al sette volte sovrano. Doveva essere la corsa della sofferenza. Era scritto nei copioni della vigilia che la Mercedes qui avrebbe dovuto faticare, annaspando tra le curve lente dove la fisica non fa sconti. Invece si è trasformata nella gara del dominio incontrastato. Kimi è l’orgoglio vibrante di un’intera nazione. L’ultima volta che un italiano aveva lasciato il segno quaggiù, tra casinò e yacht immensi, era il 2004. Trionfava Jarno Trulli. Kimi, in quell’anno glorioso, non era neanche nato.

Adesso i polverosi registri della storia si aggiornano. È il più giovane vincitore di sempre nell’albo d’oro di Monte Carlo. I numeri sono sentenze: ha 66 punti di vantaggio su Hamilton e 68 su Russell. È il divario matematico più alto che la Formula 1 moderna abbia registrato in vetta dopo appena sei Gran Premi disputati. Cinque li ha vinti lui. Un cannibale dai modi gentili, nascosto dietro a un viso da bambino. Sul podio dei regnanti sale anche Toto Wolff. È l’uomo che ci ha creduto contro ogni logica, che ha incassato i dubbi feroci per avere avuto l’ardire di mettere le chiavi del suo impero in mano a un debuttante. La sua presenza lassù, silenzioso accanto al pupillo, è un’investitura ufficiale.

Davanti al principe Alberto, Antonelli non si scompone: si fascia con la bandiera tricolore. E canta l’Inno di Mameli, senza stonare la sua felicità. Sotto il podio, lontano dal glamour azzurro, resiste la radice profonda del miracolo. Il babbo. Un uomo con i piedi piantati a terra, immune alle vertigini. «Noi siamo gente normale», dice, per difendersi da una realtà troppo grande. «Io domani vado a lavorare». Nessuna sbornia di mondanità, trionfa l’etica ruvida del sudore. «Bisogna essere nel posto giusto al momento giusto. Mai cantare vittoria, la ruota ci mette un attimo a girare». Saggezza di chi sa che la fortuna è un prestito, e gli dèi sanno essere volubili. Ma Kimi, almeno per oggi, respira l’aria pura della vetta. «Oggi è uno di quei giorni in cui mi sono sentito meglio dentro una macchina da corsa», ammette con limpida semplicità.

Un ragazzo diventato un tutt’uno perfetto con la lega metallica; un bambino felice nel labirinto di Monaco. La stagione è ancora lunga. Niente voli pindarici, per carità. Niente sogni proibiti, anche se vietarli adesso sembra un delitto contro l’immaginazione. Domenica si torna in pista a Barcellona. Si riaccendono i motori, il circo sposta i tir e il luna park ricomincia a girare. Ma per oggi, nell’affascinante caos del Principato, la giostra ha avuto un solo padrone.

Le Mans, assedio alla Rossa: sfoglia le pagine per continuare a leggere (1/2)

Iscriviti alla newsletter

Le notizie più importanti, tutte le settimane, gratis nella tua mail

Premendo il tasto “Iscriviti ora” dichiaro di aver letto la nostra Privacy Policy e di accettare le Condizioni Generali di Utilizzo dei Siti e di Vendita.

Commenti

Loading