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Il volo del predatore

Pubblicato il 31 marzo 2026, 10:55 (Aggiornato il 31 marzo 2026, 11:12)
Le lacrime di Shanghai, figlie di una tensione liberatoria, sono già evaporate sotto il sole del Sol Levante. Ora festeggia il predatore quello che sa di avere tra le mani unecasione irripetibile e non ha la minima intenzione di chiedere permesso. Eppure, la memoria è un esercizio che i "tuttologi" del digitale praticano poco. Quando nel 2023 lo indicammo come Capitan Futuro, i sapientoni da tastiera si divertivano a dileggiare, a spargere dubbi con la sicumera di chi non ha mai tenuto in mano un volante se non quello della propria utilitaria nel traffico o slalomando col carrello della spesa tra gli scaffali del supermarket.
Certi post, oggi, sono invecchiati male, malissimo. Sono i figli di un mondo nuovo dove tutti possiedono la verità in tasca ma nessuno ha il coraggio di scommettere sul talento puro. Adesso, su quel carro che corre veloce, vogliono salire tutti. Anche quelli che fino alla vigilia della Cina spargevano veleno col ventilatore. C'è sempre posto per i convertiti dell'ultima ora, ma i posti in prima fila sono già occupati dalla storia.
Un urlo nel buio
Ma chi ha scoperto davvero questo fenomeno? A sentire le chiacchiere del paddock, i padri nobili si sprecano. Ma la verità abita altrove, in una pista di Forli, tra l'odore di gomma e il silenzio di una provincia che sa ancora sognare. Racconta papà Marco: «Tutti rivendicano la scoperta. Ma chi l'ha scoperto sono io». Il ricordo è un'istantanea che commuove: Kimi ha cinque anni e mezzo. È la sua prima volta in pista. Al padre bastano pochi giri per sentire quel brivido lungo la schiena che non è paura, ma consapevo lezza del destino. «Tra me e me mi dissi: cazzo, ora sono rovinato».
Da quel momento, la tregua è finita. Inizia la danza dei simulatori, la notte che si fonde col giorno. C'è un'immagine che spiega Kimi meglio di mille telemetrie. Il padre ai pedali, perché le gambe del bambino ancora non arrivano a toccare il fondo, e Kimi al volante. Ore e ore davanti allo schermo. Marco, stanco per il lavoro, ogni tanto cede al sonno, chiude gli occhi per un istante. E allora arriva l'urlo: Kimi che si arrabbia ferocemente perché la macchina sta perdendo velocità. Non tollerava l'inerzia allora, non la tollera oggi. Kimi Antonelli non sta imparando a guidare.
Kimi guida ricordando qualcosa che sembra sapere già da una vita precedente. C'è una memoria ancestrale nei suoi polsi, un istinto che precede il ragionamento. È un'anima antica in un corpo da adolescente, un ragazzo che ha deciso di non guardare giù perché, in fondo, le nuvole sono l'unico terreno che gli appartiene davvero. L'Italia s'è desta, e stavolta ha il piede pesantissimo.
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