Il ritorno di Hammer Time: finalmente Lewis è a casa in Ferrari

Dopo un 2025 in cui Lewis non riusciva a trovare il feeling, la SF-26 di Serra sembra calzare a pennello al 7 volte iridato. E ora Hamilton è davvero parte integrante della squadra

Giorgio FerroGiorgio Ferro

Pubblicato il 15 giugno 2026, 19:25

Gli avevano fatto passare la voglia. Non avevano mai considerato i suoi suggerimenti, nonostante la SF-25 fosse palesemente un disastro. Nonostante Lewis Hamilton fosse arrivato lì, mettendo a disposizione del team la sua esperienza di 356 Gp, 105 vittorie e 7 titoli mondiali. Anzi, diciamolo pure, l’avevano isolato. A Maranello, la metodologia di messa a punto della vettura e la direzione di sviluppo erano altre…

La Ferrari ora si adatta alla guida di Hamilton

Tutto era iniziato proprio qui a Barcellona quando nei test pre-campionato del febbraio 2025 Lewis era andato a muro. Una prima inequivocabile avvisaglia di un comportamento bizzarro della vettura, lontanissimo dal suo stile di guida. Poi, gara dopo gara, il pilota inglese si era progressivamente spento, subendo la mancanza di reazione di Maranello ad uscire dalla palude in cui si trovava la Rossa.

Leclerc – con qualche exploit estemporaneo “oltre il limite” – riusciva in qualche modo a gestire una vettura per Lewis incomprensibile, seppure le performance rimanessero complessivamente scadenti. Roba da finire il campionato come quarta forza a ben 435 punti dalla vetta.

E Lewis aveva iniziato a pensare che “bollito” e “pensionato d’oro” fossero termini che realmente dipingevano la sua condizione. Che non fosse davvero più il caso di continuare. Sopravvalutato a fronte di un Predestinato. Aveva davvero smesso di crederci, altro che “Hammer time”…

Perché l’ambiente in cui si lavora – capita a tutti, qualsiasi sia il mestiere – può esaltare o sbriciolare lo stato d’animo di chiunque. E può anestetizzare anche il più fulgido talento, facendo passare la voglia anche agli irriducibili.

Poi la svolta, quest’inverno. La decisione del team di tecnici di ascoltare Lewis Hamilton. Seguire la direzione di impostazione della vettura caldeggiata da lui, invertendo un modus operandi di anni. E spingere con consapevolezza e competenza sull’innovazione, sulla falsariga di quanto avveniva in Mercedes, dove non esisteva la paura di sbagliare e non si era mai conservativi. Un cambio di marcia caldeggiato da mesi senza un fine egoistico, come forse pensavano in molti, ma per il bene del team. Alla luce dell’esperienza vissuta da un pilota che, ripetiamo, meritava di essere ascoltato.

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