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Le Mans: cosa serve per vincere la 24 Ore?

Giorgio Ferro
Pubblicato il 13 giugno 2025, 15:06 (Aggiornato il 13 giugno 2025, 13:13)
Questa è la settimana dell’evento motoristico più importante e spettacolare dell’anno. La 24 Ore di Le Mans non è solo una delle gare automobilistiche più prestigiose e difficili al mondo, com’è universalmente riconosciuta. È molto di più. È un evento globale che celebra da sempre l’evoluzione della cultura automobilistica e – coniugando la tradizione con lo sviluppo tecnologico – è testimonianza del progresso non solo delle vetture da competizione, ma di come cambia e si anima lo spirito competitivo delle squadre. La 24 Ore di Le Mans – nata principalmente come sfida di resistenza – è diventata negli anni un simbolo di innovazione, passione e determinazione, un palcoscenico dove i limiti dell'ingegneria e del lavoro di squadra vengono continuamente sfidati, nell’ambito di regolamenti tecnici periodicamente attualizzati al progresso tecnologico. E poi resistenza sì, ma andando al 100% dal primo all’ultimo giro…
Le Mans, la gara dei sogni
La 24 Ore di Le Mans, nata nel 1923, si è disputata tutti gli anni con l’unica eccezione del periodo della Seconda Guerra Mondiale. Nel prossimo weekend andrà in scena la 93esima edizione. Si corre su un circuito semi-permanente lungo più di 13 chilometri, che combina strade pubbliche e sezioni appositamente costruite. Questo approccio originale – nato con lo scopo di creare un legame simbolico tra il Motorsport e il trasporto quotidiano, nel fil rouge dell’affidabilità – è stato conservato negli anni, proprio per rafforzare il concetto.
Tutti vogliono essere a Le Mans. Oggi più che mai. Piloti, costruttori, tecnici, appassionati. I piloti – dai professionisti ai gentlemen drivers – vogliono poter dire “io ho corso a Le Mans” dando un senso di completezza e prestigio alla loro carriera. Le case automobilistiche – quelle che considerano giustamente il Motorsport come lo strumento più efficace per promuovere il loro prodotto di serie – vogliono esserci per dimostrare la propria eccellenza tecnologica. I tecnici sono eccitati dalla sfida adrenalinica lunga un giorno, in cui i colpi di scena si susseguono frenetici e non si molla mai. Infine, gli appassionati corrono in massa a Le Mans per vivere un’esperienza unica che va ben oltre la sola competizione in pista.
Grazie ad una regolamentazione tecnica coerente con le evoluzioni tecnologiche ma non troppo integralista, oggi a Le Mans – che fa da sempre parte del Mondiale Endurance – ci sono tutti i più grandi Costruttori, in uno scenario che fa decisamente invidia a tutti gli altri Campionati, F1 inclusa. A partire dalle 16 di sabato prossimo, nella categoria Hypercar si sfideranno 21 capolavori tecnologici di ben 8 Costruttori diversi, a cui vanno aggiunte 24 vetture LMGT3 e 17 prototipi LMP2. Un totale di 62 vetture e 186 piloti per un’edizione che si preannuncia, come al solito, memorabile. Il Mondiale Endurance gode di ottima salute con una visibilità a breve-medio termine ancora più esaltante, visto che il prossimo anno nuovi costruttori si uniranno alla compagnia ed il numero di partecipanti è destinato a salire ancora.
Cosa serve per vincere a Le Mans?
Per rispondere a questa domanda bisogna andare a Maranello e citofonare Antonello Coletta. Perché da quelle parti c’è gente molto competente e ben organizzata. Che non si occupa di F1. E vince. Da anni. Perché la Ferrari non è soltanto portatrice sana di delusioni… Da quando sono entrate in scena le Hypercar, ovvero negli ultimi due anni, a Le Mans ha sempre vinto la Ferrari. Grazie ad un gruppo di tecnici straordinari che ha messo in pista un prodotto che coniuga performance, guidabilità ed affidabilità ai massimi livelli. E la 499P ha iniziato alla grande anche questa stagione, dominando i primi tre weekend del Mondiale Endurance. Tripletta nella gara d’esordio in Qatar, vittoria nella gara di casa ad Imola e doppietta nella 6 Ore di Spa. Senza lasciare agli avversari nemmeno le briciole. È evidente che l’ambizione di Coletta e dei suoi uomini sia quella di entrare nella Storia con una Triple Crown consecutiva a Le Mans, che gli consentirebbe anche di ipotecare il titolo Mondiale con un notevole anticipo.
Però “Le Mans è Le Mans”, lo sappiamo, e ogni edizione fa storia a sé. E poi c’è anche il mitico “Balance of Performance” che – teoricamente – va ad equilibrare le prestazioni. Ed ecco infatti che – proprio per calmierare lo strapotere mostrato in questo inizio di stagione – la Ferrari sarà la vettura più pesante (dopo la Toyota) e quella con meno energia erogabile oltre i 250 km/h. E sappiamo bene quanto pesino i lunghissimi rettilinei del tracciato di Le Mans sulla performance complessiva… Comunque, anche il BoP fa parte del gioco e bisogna conviverci, adeguando conseguentemente le proprie strategie.
Quindi, cosa serve per vincere a Le Mans?
Come in tutte le categorie del Motorsport, ma qui a maggior ragione, la vittoria si costruisce a casa. Un progetto sano e la preparazione accurata dell’evento sono essenziali. Ma a Le Mans tutto questo non basta. Perché poi, quando si è in pista, serve un’organizzazione perfetta che con estrema e incessante lucidità sappia trasformare in opportunità vantaggiose tutto ciò che accade, minimizzando il più possibile gli effetti di eventualità negative. Che capitano a tutti… oh, se capitano! Servono prontezza di reazione e concentrazione massima fino alla bandiera a scacchi, senza mai farsi annebbiare la mente dalla frenesia o dall’improvvisazione.
A Maranello il Gruppo Coletta – coadiuvato dal supporto straordinario di Amato Ferrari col suo team – ha totale padronanza di tutti questi aspetti. Da anni. Ed è per questo che hanno approcciato anche questa nuova categoria nel migliore dei modi. Non sarà per nulla facile ripetersi anche domenica prossima – personalmente guardiamo con un occhio riguardo le Porsche e le BMW – ma sappiamo per certo che saranno lì a giocarsela fino all’ultimo metro. E sarà, ancora una volta, una 24 Ore di Le Mans memorabile.
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