Italia cuore del Motorsport

F1 e WEC in fuga dal Medio Oriente. Il Santerno si scalda per le monoposto, il Tempio della Velocità e il Montmelò blindano il calendario delle Hypercar. L'Italia e il Vecchio Continente si riprendono la scena
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Italia cuore del Motorsport

Andrea CordovaniAndrea Cordovani

Pubblicato il 28 luglio 2026, 13:37

Ma la chiamata alle armi di oggi non si ferma alle monoposto. La storia, si sa, non si accontenta mai di un solo capitolo, e la tempesta geopolitica ha travolto anche l'altra grande anima del motorsport globale. Ed è qui che l'abbraccio dell'Europa si allarga, chiamando in causa il Tempio della Velocità e la penisola iberica: Monza e Barcellona entrano ufficialmente nel calendario del WEC, il Campionato del Mondo Endurance, andandosi a prendere sulle spalle il peso dell’emergenza per sostituire le tappe mediorientali saltate.

Non come ruote di scorta, ma come cuori antichi che riprendono a battere forte quando gli altri si fermano. Insieme, l'autodromo brianzolo e il circuito del Montmelò spalancano i cancelli ai giganti della fatica, alle ruote coperte, alle maratone dove il tempo non si misura in giri ma in ore. Le Hypercar - mostri di tecnologia e aerodinamica nati per dominare la notte di Le Mans — trovano in queste due roccaforti il loro rifugio naturale in un momento in cui le certezze internazionali vacillano.

Non ruote di scorta, ma il cuore antico delle corse

Mentre altrove i campionati si interrogano sul loro futuro e scrutano con ansia la mappa, Italia e Spagna si offrono ancora una volta come palcoscenico per le gare di durata per eccellenza. Sfide di passione pura, dove Ferrari, Porsche, Toyota, Peugeot e gli altri pesi massimi dell'automobilismo torneranno a sfidarsi a colpi di staccate furibonde alla Prima Variante o nei curvoni in appoggio della Catalogna.

È l'ennesima dimostrazione che l'Italia (e la cara, vecchia Europa) non è una semplice bandierina sulla mappa globale: ne è la spina dorsale. Lasciamo che gli altri costruiscano cattedrali nel deserto con petrodollari e sabbia; noi abbiamo i mattoni rossi, la passione viscerale, la memoria. Quando il vento soffia forte e spazza via i castelli di carte, le corse tornano a cercare l'odore dei pini, l'ombra del Tamburello, l'eco di chi ha amato e si è spezzato. Perché i contratti milionari si firmano nei grattacieli di vetro, ma le corse, quelle vere, si salvano sempre e solo dove i motori hanno un'anima. E parlano la nostra lingua.

(2/2).

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