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Michele Alboreto è sempre con noi

Pubblicato il 21 aprile 2026, 09:42 (Aggiornato il 21 aprile 2026, 12:02)
Cose così, aneddoti sparsi per evocare l’umanità di Michele, il fare da gentleman unito alle qualità del pilota duro e puro. Commistione bella, impastata dall’humour anglosassone tutto suo. Come quella volta a Le Mans, anno 2000, quando Christian Abt, in equipaggio con Capello e Alboreto, continuava ad andare quattro secondi al giro più lento dei due italiani e a un certo punto ai box, guardando le strisciate dei tempi, Michele chiede con fermo sussiego al tedesco: «Ma scusa Christian, come mai giri così piano?». E lui: «Tranquillo, Michele, sono al 50% delle mie possibilità». E l’italiano, dopo una lunga pausa: «Scusa, da qui in poi, ti dispiacerebbe andare almeno al 65%?».
E poi c’è Massimo Boldi, che, manco a dirlo, la butta sul comico, raccontando di quella volta che Michele lo porta a Maranello a conoscere il Drake, il Grande Vecchio, sì, lui, Enzo Ferrari, e costui gli chiede del “Drive In”, lo spettacolo cult di metà Anni ’80 su Italia 1, in particolare del miticamente muto cane cocker di Gianfranco D’Angelo, dicendo: «Ma insomma, questo cane parla o no?!».
Bruno Giacomelli sottolinea che lui e Michele sono tra gli ultimi piloti arrivati in F.1 partendo quasi da zero e fa benissimo, perché misura tanto il tutto.

Piero Martini ricorda il 1994 di Michele insieme con lui, alla Minardi F.1, e dell’aiuto avuto per entrare con Joest in chiave Le Mans, nell’ultima parte della carriera, poi nobilitata da un trionfo alla 24 Ore con la Bmw. Quindi gli amici di sempre Renato Della Valle e Nico Traversa completano un ritratto bello, mosaico prezioso la cui tessera più sfolgorante è quella lasciata dal grande Ezio Zermiani che narra di quando Michele ricordava la visita di Michael Jackson a Maranello. Venuto per acquistare una Ferrari, la star del pop ne comprò una bianca, perché a lui piaceva il bianco, quindi, già che c’era, una rossa, perché il rosso è rosso, e pure una gialla, visto che il giallo ci stava bene.
Enzo Ferrari intanto chiedeva a Gozzi: «Ma chi è, questo?». «Un cantante». «Ma d’opera?». «No, di canzonette». «Ma allora non de ha, di baioch!» (cioè di soldi, ndr). «No, no - rassicura Gozzi - ne ha, ne ha, ha appena comperato il catalogo dei Beatles!». Ci godeva, Michele, a ricordare questa storia.
Insomma, ero lì per moderare il dibattito, ma c’era poco da moderare, perché tutto è scorso naturale, con mezzo schieramento di partenza della F.1 Anni ’80 di nuovo in assetto da qualifica. E nella casella di Alboreto, lui c’era, a suo modo. Squisito, delizioso, un signore come sempre. Sorridente e divertito. Grazie di cuore, cara Nadia, e grazie alle figlie Noemi e Alice per questo stupendo incontro e grazie anche a Michele, perché ci manchi ma per tutto il pomeriggio di sabato non sei mai mancato, perché eri lì con noi.
Accelera, RossoVentisette.
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