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Momento magico tutto italianissimo

Pubblicato il 13 aprile 2026, 16:31
Certe cose nei telegiornali non le dicono e chissà perché. Visto che in questo ultimo mese in Italia, a livello di sport tipicamente pop, sono accaduti e stanno accadendo fatti assolutamente tellurici e destabilizzanti.
Punto primo, nel calcio, buttati fuori meritatamente dalla Bosnia, siamo out anche stavolta, e fanno tre di fila, dal prossimo treno mondiale che tutt’al più potrebbe ripartire nel 2030. A meno che le autoproclamatesi forze del Bene non delegittimino qualche paese dell’impero del Male già qualificato, provocando un ripescaggio, ma lasciamola lì che è meglio...
Punto due, nel ciclismo, l’altra disciplina che da sempre muove le nostrane folle, ormai le vince praticamente tutte Pogacar e gli antichi dualismi nostrani che da sempre dividevano i ciclofili ormai manco esistono più.
Quanto allo sci, wow, ma la primavera e il periodo meno propizio per consolarcisi e resta il tennis, con Sinner che, guarda caso, a sua volta guarda e applaude ormai spesso proprio dove è più dolce andare a parare: nei successi del Motorsport italiano in questi magici inizi in Formula Uno e nella MotoGp. Con Kimi Antonelli plurivincente e neocapoclassifica iridato, affiancato da un altrettanto strepitoso Marco Bezzecchi in sequenza vincente con la Aprilia, in grado di mettere ansia alla fin qui ritenuta invincibile Ducati.
Certo, è presto per gonfiarsi e fare proclami, che tra l’altro di solito portano sfiga, quindi l’imperativo è all’insegna della serenità umile e del realismo sottotraccia; ma, tuttavia, due sciabolate statistiche dà gusto darle. Anche perché siamo di fronte a dati e segnali che arrivano in media ogni tre quarti di secolo, quindi il colpo pare davvero grosso.
Insomma, erano settantaquattro anni che due piloti italiani non si trovavano contemporaneamente al comando del mondiale della Formula Uno e nella categoria premier del motociclismo. L’ultima volta era capitato nel 1952, quando al top figuravano rispettivamente Alberto Ascari al volante della Ferrari 500 e Umberto Masetti in sella alla Gilera, poi destinati a laurearsi entrambi iridati nella stagione in corso.
In tutta la storia del motorsport questa cosa è capitata solo un’altra volta, ovvero nella stagione inaugurale della Formula Uno, il 1950, che è anche l’anno due del motomondiale, con i trionfi di Nino Farina al volante dell’Alfetta e dello stesso Umberto Masetti in classe iridata 500 cc, sempre con la Gilera.
In altre parole, quello che sta accadendo a livello di frequenza statistica è raro e prezioso quanto il passaggio della cometa di Halley - la quale a sua volta fa capolino, pensa te, ogni 75-76 anni -, e questo dovrebbe far gioire e riflettere.
Magari qualcosa sta cambiando e non solo nelle discipline del motore, ma anche e soprattutto nel baricentro mediatico ed emotivo dello Sport italiano, con orgogli nazionali diversi dai mundial che furono e dalle notte magiche d’antica memoria
Adesso se sei italiano e vuoi sognare, guardi altro. Gustando sorpassi (o voléè) al posto dei gol.
E questo potrebbe essere tanto, ma non tutto, considerando che per la prima volta nella storia ci troviamo anche a veder partire il WEC 2026 a Imola con due campioni mondiali Piloti in carica di nazionalità italiana, ossia Alessandro Pier Guidi e Antonio Giovinazzi (senza nulla togliere al loro compagno di squadra, il britannico James Calado) all’interno di quel crogiuolo di ingegno, gloria e italianità che è la Ferrari che ha Antonello Coletta quale Global Head Endurance e Ferdinando Cannizzo responsabile tecnico e padre ingegneristco di riferimento della sempre più leggendaria 499P.
Poi vedremo e intanto tocchiamo ferro, ma, attenzione, perché un incrocio così stordente e virtuoso di classifiche, titoli e prospettive in salsa tricolore non s’era mai visto nel Motorsport, all’interno di tre categorie ormai regine, vista la fine che hanno fatto fare ai rally.
Gaudeamus nunc, giodiamocela dunque, questa fase fatata, da puri appassionati tricolori, con la Ferrari F.1 che per una volta nella storia, non monopolizza né magnetizza tutto, avendo comunque il ruolo di ingrediente concorrente e prezioso alle nostre gioie di sportivi del motore.
E se contemplare questo presente inorgoglisce, nulla impedisce anche di guardare date e calendari per ricordare e sottolineare che la prossima settimana, sabato 18 aprile, a Rozzano verrà omaggiato Michele Alboreto, nel venticinquesimo della sua scomparsa. Proprio nell’anno in cui ricorre il quarantesimo dell’addio a un altro sfortunato pilota gentiluomo, Elio DeAngelis. Proprio loro nel 1985 si ritrovarono in testa entrambi a turno, nel mondiale di Formula Uno, meritando una sorte migliore che arrise ad altri.
E allora tanto vale essere qui per sottolineare le prodezze dei grandi del presente e non dimenticare certi nostri eroi più cari, che l’affetto immenso ci regala ancora vicini.
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