Le Mans: i 13,6 km più famosi al mondo

La gara di 24 ore è conosciutissima, ma forse non tutti conoscono le caratteristiche specifiche del Circuit de la Sarthe che la ospita una volta all'anno dal 1923

Le Mans: i 13,6 km più famosi al mondo

Maurizio VoltiniMaurizio Voltini

Pubblicato il 14 giugno 2019, 18:30

Il tracciato su cui si corre la 24 Ore di Le Mans è uno dei più lunghi esistenti e con le sue caratteristiche e difficoltà ha contribuito alla storia e alla fama della gara francese. Il Circuit de la Sarthe si trova a 200 km da Parigi, nella regione della Loira, e dopo varie modifiche nel corso del tempo oggi si sviluppa per 13.629 metri. Viene composto impiegando parte del tracciato permanente Bugatti (quello dove si corre normalmente anche con la MotoGP) al quale si collegano strade dipartimentali normalmente aperte al traffico, che vengono chiuse una volta all'anno per la manifestazione.

Il giro inizia subito con un punto impegnativo, la Chicane Dunlop in salita, che si affronta dopo una forte staccata sbilanciata dal precedente curvone. Si va poi in discesa, lasciando il circuito permanente, con le veloci curve e controcurve Chapelle e Foret, quindi a Tertre Rouge, curva a gomito che immette sul rettilineo delle Hunaudieres. È un allungo di oltre 6 km sul quale si è arrivati a passare i 400 km/h: quindi per motivi di sicurezza sono state inserite due chicane di rallentamento (la prima è chiamata Forza Motorsport, la seconda Michelin) ma in ogni caso le velocità raggiunte restano parecchio elevate.

Dopo una "piega" da non sottovalutare (frequenti le toccate qui per incomprensioni) si termina nella curva di Mulsanne, una 90° a destra che immette su un altro allungo fino alle due curve "secche" di Indianapolis (anche qui con una piega precedente che sbilancia la frenata) e Arnage. Di nuovo altro rettilineo (in realtà un po' "storto" pure questo) e si arriva all'impegnativa serie di curve Porsche, velocissime e senza margine d'errore, se non in quella finale che ha un certo spazio di fuga ampiamente sfruttato per mantenere velocità verso la doppia e stretta chicane finale, denominata Ford, che raccorda nuovamente al circuito permanente e all'ingresso per i box.

L'elevata velocità media e la conformazione stessa delle curve fanno sì che ai piloti siano richiesti impegno e concentrazione massimi, senza possibilità che gli errori vengano perdonati. Inutile stare a spiegare come il fatto di doverlo fare con vetture parecchio potenti, fra l'altro regolate in modo aerodinamicamente scarico (per favorire le velocità e diminuire i consumi) quindi instabili, e per una gara di ben 2 giri d'orologio, renda tutto ciò un impegno atletico e psicofisico che non tutti riescono ad affrontare e superare senza difficoltà. Ma anche e soprattutto questo fattore è tra ciò che ha reso grande e affascinante la 24 Ore di Le Mans.

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