Indy 500, Dixon a 373 km/h: "Pensavo il display fosse rotto"

Pole quasi da record per il neozelandese a Indianapolis, mettendo in fila quattro giri ad oltre 373 chilometri orari di media segnando il record dell’attuale generazione di vetture IndyCar

Indy 500, Dixon a 373 km/h: "Pensavo il display fosse rotto"

Marco CortesiMarco Cortesi

Pubblicato il 22 maggio 2017, 13:20 (Aggiornato il 22 maggio 2017, 11:27)

Ce ne voleva, per rubare la scena a Fernando Alonso. Ma quando sugli schermi è apparsa la media del primo giro di Scott Dixon, alla fine del “Top Nine Shootout”, tutti sono rimasti senza parole in un collettivo wow che ha scosso l’Indianapolis Motor Speedway. Per una, due, tre, quattro volte. “All’inizio, quando è apparso il numero sul display, pensavo fosse rotto”, ha spiegato il neozelandese, che ha messo in fila quattro giri ad oltre 373 chilometri orari di media segnando il record dell’attuale generazione di vetture IndyCar… da 21 anni, nessuno andava così veloce a Indy.

Eppure, poco prima della sessione, Dixon era preoccupato. Il vento, il rischio di instabilità aerodinamica e l’aderenza di curva 2 l’avevano portato a pensare all’amico Sebastien Bourdais, protagonista di uno schianto a 350 orari nelle qualifiche di sabato, chiedendo perfino di aumentare la downforce. Pessimo pensiero quando stai per lanciarti in pieno sulla pista più pericolosa al mondo. “Tutti ci hanno pensato, in particolare con quella direzione del vento che rende curva 2 difficilissima. Stavo pensando di chiedere più carico ma (l’ingegnere Chris Simmons) mi ha detto: non preoccuparti, andrà tutto bene.” Ed è andato davvero tutto al meglio. Chiusa la visiera, le preoccupazioni sono svanite, in una prestazione che farà parlare per molto.

Poche ore prima, era proprio al capezzale di Bourdais. In barba ad ogni superstizione e scaramanzia il neozelandese ha voluto sincerarsi delle condizioni del collega augurandogli un in bocca al lupo. Lo stesso atteggiamento che l’aveva portato ad assistere la moglie di Justin Wilson nelle terribili ore dell’incidente di Pocono, e a fare armi e bagagli per trasferirsi per mesi con tutta la famiglia vicino a casa Wheldon dopo la tragedia di Las Vegas. Oltre a passare ore a parlare con l’amico Dario Franchitti per aiutarlo coi postumi dell’incidente del 2013. Dixon, da sempre soprannominato Iceman, è sempre riuscito a far coesistere lo sport con la necessità di essere fondamentalmente una brava persona, e anche questa volta è stato ripagato dai risultati.

Ora sarà la volta della gara, con la sfida a Fernando Alonso e a tutti gli altri avversari. In gara, si sa, è tutto diverso, ma da pilota per tutte le stagioni Dixon ha messo in chiaro quanto desideri il suo secondo trionfo alla 500 Miglia. Ad aiutarlo, come sempre, la grande visione strategica nel traffico e l’eccezionale abilità nel risparmiare carburante. Che non guastano, vista la storia recente dello Speedway. 

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