Vi allego alcuni mie riflessioni scritte domenica sera e contenute anche nell'editoriale sul numero di Autosprint in edicola. E vi invito anche a dirmi la vostra sull'argomento perché questa discussione può essere molto costruttiva.C’è una considerazione che vorrei fare dopo aver seguito di persona sul campo l'ultima 24 Ore per tre giorni interi e aver “vissuto” da dentro la corsa. Le Mans quest’anno ha raccolto 263mila spettatori paganti: il triplo di quanto fa un Gran Premio di F.1 di successo. E non è merito certo della lunghezza del circuito che può ospitare più persone attorno alla pista, ma di una formula geniale che sa avvicinare il motorsport al pubblico come la F.1 da anni ormai non riesce più a fare.
Chi ha potuto seguire la corsa, avrà apprezzato duelli di intensità incredibile fra Audi e Porsche, fra Ferrari, Corvette e Aston Martin, fra Ligier e Oreca. E non è merito del caso o di circostanze eccezionali. Semplicemente c’è un regolamento tecnico fatto come si deve. Che dà spazio alla tecnologia senza mortificare il pilotaggio. Che non trasforma i corridori in ragionieri e sa dare a ciascuno la possibilità di spingere al limite. Che riesce a mettere alla pari automobili con tecnologie diverse. Ne scaturiscono corse combattutissime.
Le Mans rispetto alla F.1 genera due paradossi. Il primo è che pur essendo un gara endurance è in realtà una corsa sprint lunghissima; mentre la F.1, pur essendo una corsa sprint, viene affrontata come una gara di endurance.
L’altro paradosso, ancor più significativo è che nell’Endurance da tecnologie completamente diverse si ottengono prestazioni pressoché uguali. In F.1, invece avviene il contrario: da tecnologie rigorosamente uguali si ottengono prestazioni incredibilmente differenti.
Il mondo della F.1 dovrebbe fermarsi a riflettere seriamente su questo.
Alberto Sabbatini
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