Caschi d'Oro e Volanti Aci 2024: le stelle saranno davvero tante!

58 anni di caschi d’oro di Autosprint. una tradizione premiante e ininterrotta che unisce epoche, categorie e campioni all’insegna della pura passione e della condivisione del fascino racing. Sarà così anche il 19 dicembre prossimo, presso la prestigiosa cornice del circuito di imola, in collaborazione e unione con i volanti aci. In scena un parterre favoloso e gli apici di tutta la f.1, perché la tradizione va onorata, sempre guardando avanti

Caschi d'Oro e Volanti Aci 2024: le stelle saranno davvero tante!

Mario DonniniMario Donnini

Pubblicato il 18 dicembre 2024, 10:25

Dal 1966 a oggi fanno cinquantotto anni tondi di Caschi d’Oro di Autosprint. I più recenti insieme ai Volanti Aci, e tutti, invariabilmente, memorabili. Caratterizzanti e dolcemente didascalizzanti schegge di storia e storie racing, aneddoti, lampi luminosi di vita. Di edizioni ne ho vissute dal vivo ben più della metà, facciamo oltre trenta, e se c’è una cosa che colpisce davvero, è che non si tratta affatto di una semplice premiazione di fine anno, ma d’un evento che va e sa andare molto oltre. Perché i campioni e i personaggi del mondo delle corse non vengono solo per ritirare una statuetta, oh no, si precipitano, diciamo pure da ogni parte del mondo, a casa nostra, perché la serata dei Caschi è l’invisibile Gran Premio in più, il rally iridato che non t’aspetti, una Dakar accogliente fatta di tartine e champagne, con la sua tappa marathon all’interno della quale tutto, ma proprio tutto, può succedere. Tanto per cominciare, andando con ordine e rispettosa cronaca, ricordo - peraltro letti sfogliando Autosprint -, i Caschi dell’era Marcello Sabbatini, ovvero i pioneristici, eroici segnali di un evento innovativo e rivoluzionario. Nel trentennale dell’anno uno, correva il 1996, tornò a Bologna perfino il vecchio Jack Brabham - vincitore dell’iniziale Casco iridato - con tanto di apparecchio acustico. E, mangiando tortellini, “Black Jack” si premurava di sottolineare che da allora - da quel 1966 del suo terzo titolo F.1, vinto da 40enne pilota Costruttore, cosa mai più ripetibile -, qualcosa di impalpabile era restato uguale, costante, nell’evento. E non si riferiva al bordo o all’impasto ma allo spirito e all’atmosfera che caratterizzano i Caschi stessi e non solo i tortellini.

Certo, nacquero per meglio promuovere i piloti italiani, col Casco d’Oro Tricolore che voleva essere il vero centro d’interesse dell’evento, vedi Nanni Galli che - come Nilla Pizzi con “Grazie dei fiori” al Festival di Sanremo, solo quindici anni prima -, fu il primo a vincere. Poi, però, divennero un mega-collettore, capace di attrarre nomi, fatti e sentimenti d’ogni genere. Ci potevi trovare Enzo Ferrari in partecipazione straordinaria, ovvero James Hunt in smoking e jeans, sulla scia del giovane Jackie Stewart, fresco neocampione del mondo, che aveva fatto esclamare all’interprete d’allora - poco versata del mondo racing -: "Mio Dio, che fastidioso accento scozzese, costui!".

I Caschi vivono, alla grande!

Si potrebbe andare avanti scrivendoci un libro sopra, a storie come queste, però mi sa che stavolta non abbiamo né tempo né spazio e corre l’obbligo di avviarsi ad ampie falcate verso il succo della faccenda. I Caschi d’Oro vivono e combattono insieme a noi&voi, a prescindere dalle epoche, dalla F.1 sempre più esclusiva, apparentemente inarrivabile e blindata. Li abbiamo fatti svolgere persino in era Covid, a distanza, in studio da Roma, collegandoci con mezzo mondo e stando bardati e ben distanziati tra noi, evitando il contagio e anche d’interrompere una tradizione, un rito, un appuntamento così irrinunciabile e stringente per tutta la racing fraternity. Ricordo, di quell’edizione inconsueta e d’emergenza, il sorriso di Federica Masolin e quello, dalla Spagna di Jo Ramirez, i racconti di Riccardo Patrese e lo sguardo denso di futuro di Gabriele Minì. Così come, sempre con Andrea Cordovani Direttore e in piena collaborazione con i Volanti Aci, grande e spiazzante fu il clamore per la presenza diretta di John Elkann, Presidente della Ferrari, nell’edizione 2021, in compagnia dell’uomo forte del ritorno a Le Mans e dei successivi trionfi endurance, non solo alla Sarthe, Antonello Coletta. Vedere Elkann a una manifestazione pubblica extragare in veste di numero uno della Rossa sta a metà tra il rarissimo e l’impossibile, ma a casa di Autosprint e ai Caschi (& Volanti) è avvenuto eccome e nulla vieta di pensare che possa capitare di nuovo, visto il suo garbo e il nostro piacere...

La F.1 è semi-elettrificata, eppure…

E anche per quanto riguarda la prossima edizione, in programma presso il circuito di Imola, nella serata di giovedì 19 dicembre, a partire dalle 19, con tanto di diretta streaming per sentirsi tutti vicini e belli inclusi, le aspettative sono perfettamente soddisfatte da un parterre che si annuncia memorabile, con personalità provienienti dall’apice del mondo della Formua Uno e di tutti i top team, più le altre categorie trainanti del Motorsport. Anche se è sempre più difficile avvicinarsi ai big della F.1 persino ad un Gran Premio, magicamente, come accade senza soluzione di continuità dal 1966, Autosprint prosegue nella sua, nostra e vostra sera dei miracoli, rendendo palpabile questo mondo e costante l’atmosfera di spontaneità e vicinanza dell’universo racing a quello di tutti i giorni. E no, vi prego, non definitela una semplice premiazione, perché non lo è affatto e non lo è mai stata. Avvicinandosi molto più all’esaltazione del fascino delle corse che per una volta, per una magica serata, si avvicinano e abbracciano, sublimandola, la passione di tutti i lettori di Autosprint...

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