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Ferrari Hypersail, Lanzavecchia: "Non c'era una ragione per non farla"

Pubblicato il 29 maggio 2026, 08:15 (Aggiornato il 30 mag 2026 alle 10:04)
Se glielo avessero detto anche solo pochi anni fa, forse non ci avrebbe creduto. Ma Matteo Lanzavecchia, Chief Technology Officer (CTO), ovvero Responsabile della Tecnologia per il progetto Ferrari Hypersail, oggi è più convinto che mai di questa avventura. Si parla di innovazione, ricerca e travaso tecnologico: perché Hypersail è un progetto molto più collegato alla storia del Cavallino Rampante di quanto si pensi. Ce lo ha illustrato lui stesso nel Ferrari Media Day 2026, in cui il mondo di Maranello ha voluto garantire uno spazio a questo visionario progetto di una barca a vela griffata Ferrari.
Un'imbarcazione in cui alloggia tanta della tecnologia dell'asfalto, tra materiali, aerodinamica e soprattutto motore, derivato dagli ultimi, recentissimi modelli della Rossa. A scanso di equivoci, Hypersail ha impatto zero: l'energia per far funzionare i motori a bordo è generata dalla barca stessa.

In che modo i motori che avete a bordo sono collegati al settore automobilistico?
"Diciamo che Ferrari Luce ha sviluppato gli assali ed il motore elettrico in casa. Quindi abbiamo un assale anteriore ed uno posteriore. La peculiarità di Ferrari Luce è che ha quattro ruote indipendenti, quindi abbiamo quattro motori indipendenti. Nel caso particolare dell'assale posteriore, stiamo parlando di un motore elettrico destro e sinistro, due motori uguali, che servono per la trazione posteriore della Ferrari Luce. Lo stesso identico assale è installato, non longitudinalmente ma trasversalmente, su Hypersail, e questo ci permette da una parte di dare motricità all'elica come propulsione, e dall'altra alimentare una pompa che mette in pressione tutto il sistema idraulico necessario alla movimentazione dei flap e della chiglia".
A livello aerodinamico, come avete sviluppato?
"A livello di simulazione aerodinamica, abbiamo fatto un uso intensivo del CFD. Si tratta di tutte le simulazioni fluidodinamiche che facciamo regolarmente, in cui abbiamo sviluppato una forte correlazione dato che sono anni e anni che lo facciamo. Non avevamo ovviamente tanta esperienza nell'acqua, per cui abbiamo fatto una serie di simulazioni nell'acqua ma allo stesso tempo abbiamo eseguito una serie di test in varie gallerie del vento di acqua e non di aria, e sostanzialmente abbiamo sfruttato dei foil in scala, in quanto un foil come quello a bordo di Hypersail ha uno span, cioè una apertura alare, di circa nove metri. Dunque, ne abbiamo realizzato uno più piccolo per cercare di studiare il miglior profilo alare che ci consentisse di avere la maggiore portanza e la minore resistenza possibili. In particolare, abbiamo studiato i fenomeni di cavitazione (fenomeno per cui la pressione del liquido scende sotto la sua tensione di vapore, creando "cavità" o bolle che implodono, ndr) che si verificano ad una certa velocità facendo perdere portanza al foil, per far sì che questo fenomeno si verifichi a velocità sempre più alte".

In quali gallerie avete sviluppato?
"Non in quella di Maranello, perché componenti del genere non ci starebbero per dimensioni. Siamo ricorsi a gallerie specifiche in giro per l'Italia".
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