Il responsabile tecnico di UFI Moletta: "Non vedremo mai una F1 totalmente elettrica"

Per l'Advanced Applications Division Director del fornitore di filtri del Circus il domani sarà ibrido con possibilità di rientro dei motori V8 a fine decennio
Il responsabile tecnico di UFI Moletta: "Non vedremo mai una F1 totalmente elettrica"

Chiara RainisChiara Rainis

Pubblicato il 10 maggio 2026, 07:14

 

Il nuovo corso della Formula 1 ha obbligato team e fornitori ad affrontare sforzi e investimenti come non succedeva dal 2014 quando, al posto dei rimpianti propulsori aspirati, vennero introdotte le costose e complesse power unit ibride. 

Il regolamento attuale introdotto per aumentare lo spettacolo e i sorpassi e la suddivisione equilibrata della sezione termica ed elettrica del motore in un'ottica di maggiore sostenibilità e minor inquinamento, hanno gioco forza portato tutti gli attori impegnati nella realizzazione delle monoposto, a cercare soluzioni utili per garantire efficienza e prestazione senza ricorrere a costosi, improvvisi, stravolgimenti. Un compito per nulla facile, ma non per questo impossibile come ci ha spiegato Davide Moletta, Advanced Applications Division Director di UFI, fornitore unico dei filtri per il Circus, in occasione di un incontro avvenuto a Milano proprio in un giorno particolarmente significativo per gli amanti delle quattro ruote, come l’8 maggio, anniversario della scomparsa del grande Gilles Villeneuve.

“Le sfide che abbiamo dovuto affrontare in questi mesi hanno riguardato principalmente lo sviluppo dei nostri prodotti”, ha cominciato a raccontare la mente tecnica dell’azienda italiana fondata negli anni '70. “In ogni caso, avendo sempre investito molto per rimanere al passo e avere la risposta giusta a seconda delle esigenze, siamo a buon punto”, ha poi tenuto a precisare prima di addentrarsi nel discorso.

Qual è il fulcro attorno al quale ha ruotato il vostro lavoro?

“Direi l’e-fuel. Il suo utilizzo porta ad un disequilibrio del sistema motore, di conseguenza la componentistica necessita di essere adattata. Il filtro olio e benzina ottimale nel 2022 non era in linea con i bisogni del 2026, ma fortunatamente, grazie al nostro sforzo tecnologico a 360 gradi, il gap da colmare si è rivelato minimo, quindi nel giro di poche settimane siamo stati in grado di dare vita ad  un sistema conforme ai requisiti”.

C’è stato o c’è qualche team che vi ha fatto richieste particolari?

“No, sono tutti esigenti allo stesso modo, cambia solo la modalità di espressione di tale esigenza e la valutazione delle proprie prestazioni. Per far capire meglio come lavoriamo, dico che tutta la componentistica sfusa che arriva da noi in azienda viene controllata in ingresso al 100% in ogni sua parte, viene assemblata a mano e in seguito di nuovo scandagliata al 100% in uscita. Questo ci garantisce che il rispetto delle performance e delle caratteristiche dei disegni sia già allineato con i bisogni del cliente. Le necessità in fase di sviluppo, invece, sono strettamente legate agli obiettivi finali di ciascuno, che solitamente sono il podio e la vittoria del Mondiale”.

Alla luce di un’importanza sempre maggiore della componente elettrica del propulsore, crede che vedremo mai la F1 trasformarsi nella Formula E?

“Spero di no, anche perché andremmo a ricadere su un mercato completamente diverso, senza contare gli accordi già sottoscritti da Alejandro Agag e da Stefano Domenicali. Di conseguenza non credo che avremo mai una F1 a zero emissioni. È invece più probabile che l’evoluzione porti a soluzioni maggiormente innovative come quest’anno lo è stato l’e-fuel e sempre su base ibrida, tanto che già si parla di un futuro rientro del V8 tra il 2029-2030 e di prestazioni relative all’ICE”.

La UFI ha dimostrato di credere molto anche nell’idrogeno. Potrebbe essere questa un’altra carta utile per la F1 del domani?

“A mio avviso l’idrogeno entrerà nel Circus come argomento legato agli e-fuel, ma non nella forma gassosa con cui lo identifichiamo. Non vanno infatti dimenticati i problemi di stoccaggio che lo riguardano. L’incidente di Grosjean in Bahrain nel 2021 dovrebbe esserci da monito. Non possiamo permetterci che un banale incidente faccia esplodere un serbatoio a 200 bar. Sono dunque dell’idea che sia difficile che l’idrogeno in gas o liquido possa essere mai iniettato in una vettura della massima serie”.

Attualmente il mondo sta attraversando un momento molto delicato a causa delle molteplici guerre in atto. Quanto vi sta influenzando?

“Sta avendo un peso positivo nel trasferimento delle nostre tecnologie su altri mercati. Stiamo infatti portando a casa progetti esistenti da tempo che, però, per ragioni politiche, prima venivano destinati ad altri mercati come America ed Asia. Si tratta di una grande opportunità non solo per noi della UFI, ma in generale per l’industria italiana, in quanto la qualità delle nostre piccole realtà è molto elevata. Se già possiamo dare tanto al motorsport, siamo in grado di fare ancora meglio nei settori aerospaziali e della difesa”.

Per chiudere, la domanda che in molti si pongono. Come si può battere la concorrenza cinese?

“Come diceva Michele Alboreto, “la vita è come una gara. Nessuno sa quanta benzina il destino ha messo nel nostro serbatoio. Che tu abbia il pieno o poche gocce, ciò che conta è andare al massimo fino alla fine”. La sfida odierna non è più restare al passo coi tempi, ma correre e innovare senza sosta per essere davanti agli altri. Non a caso noi non faccio innovazione, bensì hyper-innovation”.
  

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