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FIA, Ben Sulayem vuole più tempo: si va verso l'abolizione del limite dei 3 mandati

Chiara Rainis
Pubblicato il 28 maggio 2026, 16:20
Sembrano lontani anni luce i periodi del despota Jean-Marie Balestre, rimasto nella memoria di molti per la sua antipatia nei confronti di Ayrton Senna e un certo occhio di riguardo verso il connazionale Alain Prost, e del suo successore Max Mosley, amico fraterno di Bernie Ecclestone, balzato agli onori delle cronache extra pista per alcune sue passioni di letto e per un legame mai celato col nazismo eredito dal padre Oswald, fondatore nel 1932 dell’Unione Britannica dei Fascisti. La FIA degli ultimi dieci/quindici anni è sicuramente diventata altro.
Nella sua lunghissima permanenza al vertice, durata dal 2009 al 2021, l’ex navigatore di rally e team manager Ferrari in F1 Jean Todt ha cercato di allargare lo spettro degli interessi della Federazione puntando molto sulla sicurezza stradale nel suo complesso e sulle nuove tecnologie applicate alle quattro ruote, mentre l’attuale rappresentante in carica Mohammed Ben Sulayem ha voluto riportare il focus sulle competizioni utilizzando il bastone e per nulla la carota, attirando, talvolta, su di sé commenti tutt’altro che positivi.
Tra un’imposizione relativa al divieto di indossare gioielli in corsa, a un’altra legata alla pronuncia di parole colorite in pubbliche, bandite pena multa salatissima, il presidente federale, starebbe pianificando una novità per aumentare i propri poteri.
Rieletto lo scorso dicembre per la seconda volta, dopo aver praticamente sabotato le candidature degli unici rivali Laura Villars e Teddy Mayer, l’emiratino starebbe pensando di abolire una regola imposta dal suo predecessore.
Ben Sulayem contro Todt, l’obiettivo è il mandato a lungo termine
Dopo aver proposto con successo il ritiro dei rimpianti motori V8 termici entro il 2030, l’imprenditore classe ’61 avrebbe deciso di rimuovere dal regolamento della Federazione la norma che decreta il limite dei tre mandati, vale a dire dei 12 anni.
La ragione? A suo avviso, trattandosi di un organo complesso che unisce numerose discipline, ma soprattutto 149 Paesi diversi, non può essere gestito in maniera corretta senza il necessario tempo a disposizione.
Chiaramente tale cambio dovrà essere approvato ufficiale prima di entrare in vigore, ma la sola ipotesi circolata sui media ha già fatto discutere e agitare gli animi.
La paura latente è che Ben Sulayem voglia giocare a fare il padre padrone a discapito della democrazia.
Sul tema è intervenuto alla BBC proprio Mayer, come detto bocciato senza nemmeno la possibilità di plasmare una vera e propria candidatura.
“Il limite non è un semplice dettaglio burocratico, bensì una garanzia fondamentale per il buon governo, oltre ad essere essenziale per prevenire la concentrazione del potere e garantire il rinnovamento e la responsabilizzazione”, il suo grido d’allarme che non sappiamo se avrà seguito o cadrà nel vuoto.
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